Sabina isolata, la denuncia della dottoressa Perrotti: “Siamo allo sfascio totale”

«Gentile Direttore, sento un’estrema necessità morale di confrontarmi con lei, come cittadina mossa da un’immensa rabbia. Credo che chi fa informazione abbia il compito – e anche l’obbligo – di portare a conoscenza dei cittadini lo sfascio totale di cui è protagonista questa nostra provincia».

Inizia così la lettera della dottoressa Giulia Perrotti, medico di famiglia per circa quarant’anni nel Comune di Fara Sabina, che punta il dito contro la situazione della Sabina e la gestione amministrativa del territorio.

«Questa mattina dovevo spostarmi da Poggio Mirteto a Bocchignano, dove possiedo dei casali. In linea d’aria e su strada parliamo di cinque minuti. E invece ho dovuto affrontare un percorso di circa 20 chilometri. Un borgo completamente isolato».

La dottoressa descrive una realtà priva di servizi essenziali: «A Bocchignano non c’è un negozio di alimentari, non c’è una farmacia, non c’è una macelleria. Non c’è nulla. Solo un bar, che è l’anima di questo bellissimo borgo, dove da anni si svolge anche un festival jazz di livello che richiama tanta gente. Ma se non passa più nessuno, se non c’è più il traffico di chi si fermava andando e venendo da Rieti, Castelnuovo, Poggio Nativo o Fara Sabina, come potrà sopravvivere anche quel bar?».

La rabbia si fa ancora più esplicita quando parla degli amministratori: «Il disprezzo per questi inetti è rivoltante. Non sono nemmeno menefreghisti, sono semplicemente incapaci e autoreferenziali. Non dovrebbero uscire di casa per la vergogna. Ma la vergogna è un sentimento che non appartiene loro».

La situazione di Poggio Mirteto, aggiunge, è altrettanto critica: «Non c’è acqua da circa venti giorni. Le frane hanno isolato il territorio. C’è un liceo, ci sono tante scuole, le frazioni sono isolate. I commercianti stanno subendo danni ingenti. E nel frattempo i massimi amministratori provinciali vanno alle sfilate di Carnevale nelle frazioni del loro territorio. Ma che mondo è? Dov’è il senso di responsabilità?».

La dottoressa rivendica il proprio senso civico: «Io non ho interessi personali. Sono in pensione e, se esco, vado verso Roma. Ma ho un forte senso civico. Per quarant’anni ho fatto il medico di famiglia a Fara Sabina con grande senso del dovere. Ho sacrificato la mia vita e la mia famiglia al lavoro. Durante il Covid ho toccato con mano l’incapacità degli amministratori e ho scelto di andare in pensione, perché non avevo più la disponibilità morale di sopportarli».

Poi l’affondo politico: «Conosco bene lo spessore di questi cosiddetti amministratori: capaci solo di girare di sagra in sagra e alle feste patronali per racimolare qualche voto, mentre il territorio scivola agli ultimi posti delle classifiche nazionali. Però possiamo essere orgogliosi di aver aumentato il numero delle sagre: la sagra della pizza fritta, degli stringozzi e tante altre prelibatezze che, a quanto pare, dovrebbero nutrire l’anima di questa provincia».

Infine il confronto con il passato: «Circa cento anni fa a Poggio Mirteto c’era una gara tra don Ricci e altri cittadini illuminati per creare la scuola più prestigiosa. Nacquero un liceo classico e un liceo scientifico, frequentati da centinaia di giovani poi laureati, in un’epoca in cui studiare non era affatto semplice. Oggi abbiamo le pro loco che fanno salsicce e spuntature alla brace. Che tristezza».

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.