Si è concluso con la consegna degli Attestati alle partecipanti, agli insegnanti, agli studenti e al personale ATA , il Corso di Cucina “Cook and Care”, inserito nel più vasto progetto “Screen and Care” promosso dalla UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale di Rieti diretta dalla dr.ssa Anna Celibelli e curato dalle dr.sse Roberta Pace e Anna Maria Rauco.
“Il progetto – spiega la dott.ssa Roberta Pace – nasce dal desiderio di affiancare al percorso clinico dei pazienti oncologici, esperienze capaci di generare benessere emotivo, relazionale e fisico contrastando l’isolamento e restituendo senso di comunità. “Screen and Care” vuole andare oltre la sola dimensione della malattia, valorizzando l’incontro, la creatività e la partecipazione attiva”.
L’iniziativa è sostenuta, come tutto il progetto, dalla LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori) Associazione Provinciale di Rieti ODV che da anni collabora con l’Istituto Alberghiero IPSSEA Costaggini nella promozione della prevenzione e dei corretti stili di vita, in particolare nell’ambito del proprio progetto “Alimentazione e Tumori”.
Il Corso si è svolto in cinque lezioni di cui una teorica tenuta dalle prof.sse Giovanna Ridolfo e Marianna Castellani, quattro per la parte pratica dal prof. Daniele Cardellini e dalla prof.ssa Marina Di Vittorio sulla lavorazione del cioccolato.
“Al progetto – dice la dr.ssa Anna Maria Rauco – hanno partecipato un gruppo di pazienti oncologici, in trattamento o in follow-up i quali hanno seguito un percorso culinario vivendo un momento di aggregazione, creatività e condivisione, capace di alleggerire il carico emotivo della malattia cogliendo un’occasione per migliorare il proprio stile di vita attraverso l’alimentazione consapevole”.
A loro volta gli studenti del Costaggini hanno avuto un’esperienza formativa e di crescita personale, oltre che di educazione alla Prevenzione.
“Quello vissuto – commenta il presidente della LILT dott. Enrico Zepponi – rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra Sanità, Scuola e Associazionismo, dimostrando come la cura possa diventare un’esperienza condivisa, capace di generare, valore umano sociale e culturare per l’intera comunità”.







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