Decreto Sicurezza, svolta sull’“atto dovuto”: accolte le proposte UNARMA, stop all’iscrizione automatica degli agenti nel registro degli indagati

Nel testo del Decreto Sicurezza sul superamento dell’“atto dovuto” sono state accolte tutte le istanze e le proposte presentate dal sindacato UNARMA.

 

Gli agenti delle forze dell’ordine non saranno più iscritti automaticamente nel registro degli indagati per aver agito nell’adempimento del loro dovere e in presenza di una causa di giustificazione, quale l’uso legittimo delle armi o la legittima difesa.

 

Ciò, ovviamente, non impedirà al pubblico ministero di svolgere le necessarie verifiche, compresi gli accertamenti tecnici irripetibili previsti dall’articolo 360 del codice di procedura penale (tra cui l’autopsia). A tali accertamenti, come espressamente proposto dal sindacato, gli agenti — pur non rivestendo la qualifica di indagati — potranno partecipare, poiché in loro favore si applicheranno tutte le disposizioni sui diritti e sulle garanzie della persona sottoposta alle indagini preliminari.

 

Nell’ipotesi in cui il magistrato inquirente non ritenga necessario eseguire specifici accertamenti, avrà 30 giorni di tempo per richiedere al giudice l’archiviazione del procedimento. Se invece ritiene necessario eseguire i suddetti accertamenti, compresi quelli irripetibili, dovrà farlo entro 120 giorni (e non più entro 7 giorni, come prevedeva la stesura originale contestata dal sindacato).

 

Al termine dei 120 giorni, valutato l’esito delle verifiche, il pubblico ministero avrà altri 30 giorni per decidere se proporre la richiesta di archiviazione.

 

L’unica ipotesi in cui l’agente sarà iscritto nel registro degli indagati — oltre al caso in cui emergano fin da subito evidenti indizi di reato che escludano la causa di giustificazione — è quella in cui si renda necessario, durante l’indagine, un incidente probatorio.

 

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