Solidarietà totale al poliziotto coinvolto nei recenti fatti di cronaca a Milano e una dura presa di posizione contro magistratura e sistema legislativo. È netta la linea tracciata da Area Rieti e dal Movimento Indipendenza Rieti, che intervengono senza mezzi termini sulla vicenda che vede un agente indagato per omicidio volontario dopo aver aperto il fuoco contro un aggressore.
«Giù le mani dalle Forze dell’Ordine. Quel poliziotto ha fatto l’unica cosa possibile: difendere la propria vita e quella dei cittadini», afferma Chicco Costini, responsabile di Area Rieti e vice segretario nazionale di Indipendenza. Secondo Costini, chi giudica l’operato degli agenti «vive nelle bolle dorate delle ZTL» e ignora la realtà di molte periferie italiane, definite «zone franche, dominate dallo spaccio e dalla violenza».
Nel mirino finiscono anche le polemiche sull’arma utilizzata dall’aggressore. «Poco importa se fosse un giocattolo – sottolinea Costini –. Di notte, sotto attacco e in un quartiere ad alto rischio, un poliziotto non può permettersi il lusso del dubbio. Il suo dovere è reagire per salvarsi».
Durissimo l’attacco alla magistratura, accusata di essere «ideologizzata» e di applicare una «giustizia al contrario», che finirebbe per «punire chi indossa una divisa e coccolare delinquenti e clandestini». Una situazione che, secondo Area Rieti, starebbe trasformando le città italiane in territori senza regole, dove l’impunità è ormai la norma.
Non mancano critiche al quadro politico nazionale. «Che messaggio diamo ai nostri ragazzi in divisa? – incalza Costini –. Che rischiare la vita non serve a nulla, perché il giorno dopo finiscono nel tritacarne giudiziario mentre il criminale è già libero». A tre anni dalle promesse sulla sicurezza, per il movimento «è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti».
La chiusura è affidata a un appello politico chiaro: «Questa magistratura ha tradito la sua missione. La nostra risposta sarà civile e politica: voteremo convintamente SÌ al referendum per scardinare un sistema malato e restituire dignità a chi difende l’Italia».








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