Commercio in crisi tra promesse mancate e assenza di un piano di rilancio adeguato – L’editoriale di Luigi Speghetti

Alla fine dei saldi invernali manca ancora qualche giorno. Tuttavia il grido di dolore lanciato da Confcommercio a ridosso del Natale lascia intendere che il bilancio non sarà certamente caratterizzato dal segno più.

Lo stato di sofferenza del settore è destinato ad acuirsi e portare alla chiusura di molti altri punti vendita causata dalla perdurante contrazione dei consumi.

Addirittura per Confcommercio nazionale da qui al 2035 in Italia rischiano di chiudere oltre 114mila negozi, quasi un quinto delle imprese al dettaglio nazionali.

Negli ultimi dodici anni il nostro Paese ha registrato una riduzione di oltre 140mila attività commerciali, tra negozi e attività ambulanti, con cali particolarmente accentuati nei centri storici e nei piccoli Comuni.

Un trend che, senza nuove ed efficaci politiche di rigenerazione urbana e senza interventi per riutilizzare gli oltre 105mila negozi sfitti (un quarto dei quali da oltre un anno), è destinato ad aggravarsi ulteriormente”.

In pratica – secondo lo studio di Confcommercio – oltre un quinto delle attività oggi esistenti sparirebbe con gravi conseguenze per l’economia urbana, la qualità della vita e la coesione sociale.

E la crisi del commercio, non poteva risparmiare Rieti che negli ultimi mesi è stato il capoluogo laziale che più di ogni altro ha pagato dazio. Passando da 561 attività di commercio al dettaglio nel 2012 alle 415 del 2024: un -26% che sentenzia la chiusura di una attività su quattro negli ultimi 12 anni.

Un dato – come ribadito dal presidente di Confcommercio, Leonardo Tosti ospite del programma di Emiliano Grillotti “La Rana nel pozzo” – destinato a peggiorare visto che i commercianti hanno parlato per il periodo delle festività di fine e inizio anno di peggior risultato in termini di presenze e incassi dai tempi dell’emergenza Covid.

Certo – al netto delle difficoltà delle famiglie reatine ad arrivare a fine mese e che la crisi del commercio ha origini ben più antiche dei lavori in corso in centro – resta da capire cosa intende fare l’amministrazione comunale per rilanciare il settore.

Tra le cause della crisi vanno considerate il calo delle domande da parte delle famiglie reatine, l’inflazione che ha ridotto il potere di acquisto, la contrazione della popolazione in alcuni territori, i cambiamenti nelle abitudini di consumo e la concorrenza delle piattaforme online che ha mandato in crisi soprattuto il commercio di vicinato.

Ma anche da alcuni errori commessi dall’Amministrazione comunale come sottolineato dal consigliere Antonio Emili tra cui la scelta di avviare la variante al Piano regolatore che spalanca le porte della zona annonaria alla possibilità di insediarvi altri centri commerciali.

Eppure già trent’anni fa con il primo piano di riqualificazione del centro si puntava ad un rilancio commerciale e immobiliare che invece non c’è stato e le conseguenze sono purtroppo ancora ben evidenti e rischiano di trascinarsi ancora per altri anni.

I commercianti lamentano le mancate promesse elettorali come ad esempio la fiscalità agevolata per stimolare le attività per non parlare del nuovo Piano del commercio che non ha visto ancora la luce e che almeno in questa legislatura non si vedrà. E pensare che questo è uno strumento fondamentale per lo sviluppo non solo commerciale ma anche urbanistico.

Insomma capace di proteggere il tessuto socio-economico e garantire il giusto equilibrio tra centro storico e i vari quadranti della città attraverso le varie tipologie di attività commerciali.

Senza questo e quindi regole precise (anche se a dire il vero ci sarebbero a livello regionale) si è assistito al proliferare di insediamenti di grandi dimensioni soprattutto in periferia (Nucleo industriale in primis) che, come detto, hanno ridisegnato la mappa del commercio reatino finendo con lo svuotare il centro alle prese con i soliti problemi legati ai cantieri ancora aperti, ai parcheggi e ad una viabilità sempre più caotica.

Non resta che attendere la fine dei lavori del Pnrr per valutare gli effetti auspicati: se cioè come sostengono dall’opposizione saranno stati solo interventi di maquillage o davvero utili a restituire vivibilità e un futuro al centro storico e di conseguenza salvaguardare le tante attività di prossimità presidio a garanzia di servizio nei confronti del cliente e salvaguardia delle relazioni sociali e della sicurezza del territorio.

La prima opportunità dell’anno per rivitalizzare anche il centro storico arriva dagli eventi reatini legati a “L’Aquila capitale italiana della Cultura” che hanno preso il via al Teatro Flavio Vespasiano non senza qualche polemica a mio avviso strumentale o ancora peggio ideologica che non porta da nessuna parte.

L’avvio di questo percorso condiviso – come più volte sottolineato – è una opportunità straordinaria non solo per rafforzare il legame con il capoluogo abruzzese ma anche per far conoscere e valorizzare le nostre eccellenze in una visione di sviluppo culturale e magari fare da traino alle nostre attività commerciali e produttive più in generale.

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