Un ricordo commosso di Manuela Piazza per la morte di Eligio Tulli (n.d.r. già bancario a Rieti e giocatore di calcio) con cui richiama alla memoria l’amicizia storica che lo ha legato alla sua famiglia e a suo padre Giuseppe Piazza (n.d.r. già Sindaco di Poggio San Lorenzo e precedentemente Comandante della Stazione dei Carabinieri dello stesso Comune).
Caro Eligio,
come potevo non darti un ultimo saluto dopo la tua morte inaspettata?
Un saluto mesto e malinconico.
La tua amicizia un punto fermo nella nostra famiglia. E dopo la morte di papà (ndr Giuseppe Piazza già Sindaco di Poggio San Lorenzo e precedentemente Comandante della Stazione dei Carabinieri dello stesso Comune), so per certo che anche tu hai accusato tanto la sua mancanza, che ti sei sentito all’improvviso solo. Vi volevate bene, ti volevamo bene. Ricordo le vostre serate davanti il camino a vedere le partite, io che vi preparavo degli stuzzichini accompagnati da un buon bicchiere di vino.
E poi chiacchiere, confidenze, discorsi e tanti ricordi, i vostri, quelli della primavera della vita, della vostra giovinezza. Vi guardavo e mi perdevo, carpivo storie di tempi andati o magari riascoltavo cose che sapevo già, ma che venivano ogni volta raccontate con parole ed enfasi diverse. Eravate così diversi ma così vicini, perché ognuno di voi rispettava l’altro. Oggi quelle cose dette, quel vedervi insieme, quelle risate diventano i miei ricordi per sentire meno dolore, per far finta che nulla è cambiato. Ripenso con dolcezza a quando ancora piccola perdevo il pullman per scuola, ero la disperazione di papà e tu invece eri la mia salvezza, mi davi un passaggio per Rieti con la tua bellissima Fulvia coupé verde petrolio, vestito di tutto punto per andare a lavoro in banca, con l’immancabile Muratti tra le dita. Non te l’ho mai detto, ma io non volevo salire in macchina, non ero felice di fare il viaggio con te, perché quella sigaretta mi confondeva le idee di mattina presto, dopo poco non scorgevo neanche il tuo viso e faticavo a respirare. Abbassavo il finestrino poco poco e piano piano, ma faceva freddo e tu mi dicevi di alzarlo. Confidai a papà che ero arrabbiata perché quella sigaretta avresti potuto fumartela prima di salire in macchina. Papà mi guardava con pazienza e mi consigliava di alzarmi prima in modo da non perdere il pullman. Semplice.
come potevo non darti un ultimo saluto dopo la tua morte inaspettata?
Un saluto mesto e malinconico.
La tua amicizia un punto fermo nella nostra famiglia. E dopo la morte di papà (ndr Giuseppe Piazza già Sindaco di Poggio San Lorenzo e precedentemente Comandante della Stazione dei Carabinieri dello stesso Comune), so per certo che anche tu hai accusato tanto la sua mancanza, che ti sei sentito all’improvviso solo. Vi volevate bene, ti volevamo bene. Ricordo le vostre serate davanti il camino a vedere le partite, io che vi preparavo degli stuzzichini accompagnati da un buon bicchiere di vino.
E poi chiacchiere, confidenze, discorsi e tanti ricordi, i vostri, quelli della primavera della vita, della vostra giovinezza. Vi guardavo e mi perdevo, carpivo storie di tempi andati o magari riascoltavo cose che sapevo già, ma che venivano ogni volta raccontate con parole ed enfasi diverse. Eravate così diversi ma così vicini, perché ognuno di voi rispettava l’altro. Oggi quelle cose dette, quel vedervi insieme, quelle risate diventano i miei ricordi per sentire meno dolore, per far finta che nulla è cambiato. Ripenso con dolcezza a quando ancora piccola perdevo il pullman per scuola, ero la disperazione di papà e tu invece eri la mia salvezza, mi davi un passaggio per Rieti con la tua bellissima Fulvia coupé verde petrolio, vestito di tutto punto per andare a lavoro in banca, con l’immancabile Muratti tra le dita. Non te l’ho mai detto, ma io non volevo salire in macchina, non ero felice di fare il viaggio con te, perché quella sigaretta mi confondeva le idee di mattina presto, dopo poco non scorgevo neanche il tuo viso e faticavo a respirare. Abbassavo il finestrino poco poco e piano piano, ma faceva freddo e tu mi dicevi di alzarlo. Confidai a papà che ero arrabbiata perché quella sigaretta avresti potuto fumartela prima di salire in macchina. Papà mi guardava con pazienza e mi consigliava di alzarmi prima in modo da non perdere il pullman. Semplice.
Ero tremenda e neanche tanto salutista visto che iniziai a fumare giovanissima. Politicamente il giorno e la notte. Per scherzare mi facevi il saluto col braccio teso e io minacciavo di tagliartelo. Ma sei stato l’uomo di destra più democratico e comprensivo che abbia mai conosciuto. Si poteva parlare, discutere e ascoltavi le posizioni altrui, riconoscendo errori e abbagli. E quando ho avuto bisogno mi hai sempre appoggiata anche politicamente, mi ritenevi saggia e moderata e la tua era più una fede affettiva che di intenti. E comunque anche in quelle occasioni hai dimostrato la tua vera amicizia.
Sempre con e mai contro. La tua passione per il calcio ti ha accompagnato tutta la vita, da giovane eri stato un giocatore di classe e negli anni nessuno lo ha dimenticato. Tante le attestazioni di stima e anche oggi nel ricordare la tua dipartita un articolo di RietiLife ha rievocato le tue gesta sportive e umane in campo. In questi giorni ho provato molte volte a scrivere qualcosa su di te e molte volte ho cancellato, perché non riesco a dire quello che vorrei, le parole non escono o non riescono a spiegare quello che il cuore sente. Ma va bene così, non è un termine che può raccontare o rievocare un sentimento. Penso all’ultima cosa che ti ho detto in ospedale “tieni duro, ti voglio bene” e tu mi dicesti anche io. E poi dopo qualche giorno il buio.
Il più spaventoso dei mali, la morte, non è nulla per noi dice Epicuro, non dobbiamo temerla perché quando non ci siamo più non c’è più paura o dolore, è un’esperienza della vita.
Caro Eligio, forse ora tu avrai trovato pace, forse ora sarai con papà, con il tuo amico di sempre e forse fluttuate felici e sereni, ma io non sono una filosofa e non ho questa forza per elaborare e lavorare su un concetto così complesso, non ho il dono della razionalità dovuta in questi casi, lo dico perché ora la mancanza è forte e so che lo sarà sempre. Niente sarà come prima ed io fatico ad accettarlo. Dopo la morte di papà tornare a Poggio e trovarti mi aiutava, soprattutto mi consolava vedere quanto bene ancora gli volevi e quanto ti mancava. Ora sapere di venire a Poggio e non trovarti mi addolora e aggiunge altro dolore a quello inesauribile per il mio papà.
Spero solo che ti arrivi tutto il mio bene e scusami se non sono riuscita a fare di più per te.
Sempre con e mai contro. La tua passione per il calcio ti ha accompagnato tutta la vita, da giovane eri stato un giocatore di classe e negli anni nessuno lo ha dimenticato. Tante le attestazioni di stima e anche oggi nel ricordare la tua dipartita un articolo di RietiLife ha rievocato le tue gesta sportive e umane in campo. In questi giorni ho provato molte volte a scrivere qualcosa su di te e molte volte ho cancellato, perché non riesco a dire quello che vorrei, le parole non escono o non riescono a spiegare quello che il cuore sente. Ma va bene così, non è un termine che può raccontare o rievocare un sentimento. Penso all’ultima cosa che ti ho detto in ospedale “tieni duro, ti voglio bene” e tu mi dicesti anche io. E poi dopo qualche giorno il buio.
Il più spaventoso dei mali, la morte, non è nulla per noi dice Epicuro, non dobbiamo temerla perché quando non ci siamo più non c’è più paura o dolore, è un’esperienza della vita.
Caro Eligio, forse ora tu avrai trovato pace, forse ora sarai con papà, con il tuo amico di sempre e forse fluttuate felici e sereni, ma io non sono una filosofa e non ho questa forza per elaborare e lavorare su un concetto così complesso, non ho il dono della razionalità dovuta in questi casi, lo dico perché ora la mancanza è forte e so che lo sarà sempre. Niente sarà come prima ed io fatico ad accettarlo. Dopo la morte di papà tornare a Poggio e trovarti mi aiutava, soprattutto mi consolava vedere quanto bene ancora gli volevi e quanto ti mancava. Ora sapere di venire a Poggio e non trovarti mi addolora e aggiunge altro dolore a quello inesauribile per il mio papà.
Spero solo che ti arrivi tutto il mio bene e scusami se non sono riuscita a fare di più per te.
Questa foto la adoravi. Era la metà degli anni ’80 papà era Sindaco da poco e l’Amministrazione comunale ti donò questa coppa per celebrare la tua carriera sportiva. In quel momento eri l’uomo più felice del mondo e noi lo sapevano ??
Manuela Piazza
Foto: Piazza ©








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