Pd Rieti: “Rosati fa il compitino, ma manca il punto più importante: il confronto”

Il Partito Democratico di Rieti interviene sulla Cultura. 

 

Dopo anni di richieste ignorate, ieri in Commissione Cultura l’assessore Letizia Rosati ha presentato – come fosse una gentile concessione – un’anteprima del programma di L’Aquila Capitale della Cultura 2026, in vista della conferenza ufficiale prevista per martedì prossimo.

Un elenco di progetti e investimenti già decisi che non ci vedono in alcun modo soddisfatti. Tra l’altro, buona parte del programma è consultabile da settimane sul sito ufficiale dell’evento.

Il ruolo della Commissione non è quello di illustrare una preview del programma, non è così che si rispetta il confronto democratico: le commissioni sono lo spazio dove discutere, orientare, proporre. Un’occasione ancora una volta persa per costruire una politica culturale aperta, condivisa e utile alla città.

È lo stile a cui ci ha abituato la Giunta Sinibaldi: scelte calate dall’alto, nessun confronto preventivo. Lo abbiamo visto su ASM, sul piano parcheggi, sul PNRR, e sulla Commissione Grandi Eventi, di cui, a proposito, si sono perse le tracce. Sulla Cultura – proprio il settore che più dovrebbe incentivare dialogo e visione collettiva – si continua a lavorare a porte chiuse. E l’assessore Rosati lo ha anche rivendicato pubblicamente, in risposta alle nostre richieste, affermando che la “programmazione” culturale è roba loro. Anzi “sua” perché non manca occasione in cui presenti in prima persona decisioni prese su eventi e lavori pubblici.

Peccato che il dossier ufficiale de L’Aquila 2026 dica l’esatto contrario: cultura significa partecipazione, coinvolgimento delle comunità, ascolto del territorio. Non solo per trasparenza – visto che si usano soldi pubblici – ma perché è oramai provato che, quando coinvolgi i cittadini nella costruzione dell’offerta culturale, si sentono parte del progetto e lo vivono come qualcosa di proprio. Le iniziative diventano quindi più radicate, condivise e durature, anche dopo la fine del titolo di Capitale. Investire in cultura può voler dire molte cose: 30.000 euro, ad esempio, sono congrui per una serata a teatro destinata a pochi? O magari possono essere investiti per garantire un anno di formazione musicale gratuita per 30 ragazzi? La differenza è tutta nelle scelte e nel confronto, anche nelle sedi istituzionali, che le precede.

Ma con questa Giunta fare domande dà fastidio. E chi amministra si trincera dietro il solito “lavoriamo tanto”, come se bastasse. No, non basta. Serve visione, apertura e rispetto per il ruolo delle istituzioni e dei cittadini.

Foto: RietiLife ©

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