Suicidi in carcere, Capece (SAPPE): “Dati oggettivi, ogni morte è una sconfitta per lo Stato”

Proseguono le polemiche dopo le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul numero dei suicidi nelle carceri italiane. A intervenire è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che difende la ricostruzione del Guardasigilli.

«Può piacere o non piacere – afferma Capece – ma la comunicazione alla stampa del Ministro altro non è che la rispondenza dei dati storici sui detenuti che si sono tolti la vita durante la detenzione. Non si tratta di una “contro-narrazione”, ma di dati oggettivi. Certo, ogni morte in carcere resta una sconfitta per lo Stato».

Il leader del SAPPE sottolinea la drammaticità della questione, che definisce una «vera emergenza nazionale». Secondo Capece, i suicidi tra detenuti avvengono «indipendentemente da chi governa il Paese», ricordando che simili tragedie si sono verificate in ogni legislatura e sotto ogni orientamento politico.

L’attenzione si concentra anche sulle difficoltà operative del personale penitenziario. «La Polizia Penitenziaria lavora in condizioni di costante tensione, spesso in solitudine e senza strumenti idonei – aggiunge Capece – nonostante abbiamo apprezzato gli sforzi del Governo per potenziare organici e normative».

Capece richiama l’impatto psicologico che questi eventi hanno sugli agenti: «Molti sono giovani e si trovano soli nelle sezioni. Il suicidio di un detenuto rappresenta un trauma, sia per il personale che per gli altri carcerati. Servono più psicologi e psichiatri, anche perché molti detenuti soffrono di disturbi psichici o ricevono durante la detenzione notizie familiari dolorose che possono spingerli a gesti estremi».

Il segretario del SAPPE ricorda anche l’appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un miglioramento delle condizioni di vita e lavoro all’interno delle strutture penitenziarie: «Nei nostri istituti si deve poter respirare un’aria diversa da quella che ha condotto all’illegalità».

Capece conclude richiamando il motto del Corpo di Polizia Penitenziaria, Despondere spem munus nostrum (“Garantire la speranza è il nostro compito”): «Le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono ogni giorno il loro servizio con professionalità, zelo e umanità, in un contesto complesso e spesso ostile».

 

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