Il ricordo di Sandro Bertolucci di Mercedes Grimaldi, sua moglie, scomparsa martedì 22 luglio all’età di 76 anni (leggi)
A 14 anni Mercedes usciva di casa le mattine d’estate e, in bicicletta, da Cittaducale si lanciava sorridente nella discesa di Caporio, traversava la vecchia Salaria e raggiungeva le Sorgenti del Peschiera.
Appoggiava la bici a un albero e si sedeva sull’erba ai bordi del canale che porta quelle acque di roccia freschissime e limpidissime al Velino. Nel silenzio della natura, cullata dal fruscio degli alberi e dell’acqua, apriva un libro del suo amato Dostoevskij.
Affascinata da quelle storie di dolore, umiliazione, ma anche di riscatto, si sentiva sorella dell’“Idiota”, quel principe Myskin scombussolato, ma deciso a dire sempre la verità. Felicissima se un cane di passaggio le si accostava e infilava il suo muso tra le pagine del libro mentre lei lo accarezzava leggendo.
Preparava così la sua vita futura, dove l’avete conosciuta, battagliera e gioiosa.
Un giorno, tornando a casa dal lavoro, la trovai in salotto che stava prendendo il tè con due signore zingare. Le aveva incontrate per strada e, come suo solito, si era interessata alla loro vita e le aveva invitate a casa. Alle amiche perplesse che le chiedevano se avesse avuto paura rispondeva, con il sorriso dei suoi luminosi occhi verdi: “E di che?”.
Una volta, mentre si trovava a Palermo con il figlio adolescente, fu svegliata di notte da una telefonata della Questura. L’avvertirono che il figlio era stato riempito di botte in un episodio di mala movida.
Al posto di Polizia il funzionario le rimproverò che il figlio era in compagnia di un giovane omosessuale. Mercedes reagì inviperita: “Quel giovane è un nostro caro amico, che lo segue negli studi. Si, omosessuale, e allora?”.
Non sopportava il comportamento naturalmente mafioso degli italiani. Una volta che stavamo affrontando una difficoltà che ci era capitata, io le chiesi: “Chi conosciamo che ci può aiutare?”
Mercedes reagì contrariata: “Ecco, anche tu sei come tutti gli altri”.
Non poteva vedere soffrire gli animali. Nelle nostre passeggiate sul Lungovelino, se vedeva un padrone che strattonava violentemente il cane tirandolo vicino a sé, lo raggiungeva rimproverandolo: “Guardi che il cane so sta solo fiutando delle tracce, è nella sua natura, gli lasci la libertà di muoversi a suo piacere, se no che passeggiata è!”. E quello, sorpreso da un intervento cosi deciso, balbettava delle scuse.
D’estate faceva delle lunghe nuotate nel laghetto di Paterno, serena in dialogo con la natura, fuori dalle voci umane. Era un’abilissima nuotatrice che, anche a tarda età, meravigliava i bagnanti. Ma quello che più li attraeva era la sua conversazione, il suo temperamento indocile contro ogni sopruso, la sua certezza che si potesse costruire una società più giusta. Loro rimanevano scettici e tentavano inutilmente di controbattere. Il giorno dopo, però, si dispiacevano che non fosse potuta tornare al lago.
Ammirava la cultura ebraica e soffriva vedendo i film ed i documentari sulla Shoah. Alla fine degli anni ’90 andò in Palestina, con una delegazione di pace. Voleva capire perché un popolo che aveva tanto sofferto facesse soffrire un altro popolo. Teneva moltissimo alla kefia che i Palestinesi le avevano donato e, avvolta con quella, è entrata nel forno crematorio, dopo la malattia che l’ha consumata. È spirata nel sonno nel suo letto a casa. Il suo volto sereno ricordava l’adolescente del Peschiera.
Care amiche, cari amici, vi ringrazio per i numerosi e affettuosi messaggi dove avete ricordato il vostro incontro con lei. Vogliamo trovarci insieme in uno spazio pubblico dove le vostre voci la facciano tornare tra noi?
Sandro Bartolucci








Rieti Life L'informazione della tua città





