A un anno dalla tragica morte di Giulia Cecchettin, la giovane di 22 anni uccisa dal fidanzato Filippo Turetta, in un giorno in cui il ricordo e la lotta contro la violenza sulle donne e il femminicidio dovrebbero essere prioritari, è giunta in Redazione una lettera. A scriverla è Silvia, una studentessa vittima di stalking che fatica a trovare ascolto. Con parole toccanti e una profonda sensibilità, Silvia ha descritto ciò che sta vivendo: “Perché ci chiedete di urlare per poi ignorare le nostre richieste d’aiuto?”
Mi chiamo Silvia e ho 14 anni e non ho paura!
Ho appena iniziato il liceo, chissà quali avventure mi aspetteranno!
Ho così tanta voglia di imparare nuove cose, di fare nuove amicizie e finalmente essere chi voglio. Vorrei provare tutto, vorrei fare tutto!
Mi hanno detto che la mia scuola organizza un corso di teatro, sono sempre stata molto timida, questo potrebbe aiutarmi.
Ho appena finito la prima lezione di teatro. Il corso è carino e c’è la mia professoressa di italiano, ma non penso che continuerò: un ragazzo continuava a fissarmi e ad insistere nel voler stare vicino a me. Lo conosco, me lo ritrovo sempre vicino a ricreazione e al cambio dell’ora. Si, mi da un po’ fastidio, ma tutti mi hanno detto che ha problemi e non è pericoloso.
Comunque il corso mi piaceva, ma forse meglio evitare…
Mi chiamo Silvia e ho 15 anni e non ho paura, anche se quel ragazzo mi sembra un po’ pericoloso.
Ha iniziato a seguirmi quando esco con le mie amiche e non smette di tormentarmi.
Mi segue anche sui social e ha il mio numero a causa del corso di teatro…non smette un attimo di scrivermi e se non gli rispondo inizia a cercare le mie amiche chiedendo di me.
Non so più che fare, é ovunque.
Ha detto di amarmi, mi chiedo come faccia visto che neanche ci conosciamo!
I professori iniziano ad accorgersi della sua presenza costante fuori dalla porta ed iniziano anche ad accorgersi del mio fastidio, ma insomma chi non sarebbe infastidito!
Non mi piace, né tantomeno lo amo, non lo voglio come amico e soprattutto non lo voglio intorno!
Non capisce proprio e tutti lo giustificano dicendo che ha problemi, professori compresi.
Mi hanno detto che devo avere pazienza tra un anno si diplomerà e non lo vedrò più…
Mi chiamo Silvia, ho 16 anni e non ho paura!
O meglio non ne avevo prima di iniziare l anno scolastico. Il solito ragazzo ha ricominciato a starmi addosso, ora peggio degli altri anni.
L’ho beccato più volte fuori casa mia a spiarmi e in giro non ne parliamo!
Sta sempre dove sono io e più cerco di allontanarlo più lui si avvicina.
Anche a scuola la situazione è a dir poco insostenibile, ma nessuno sembra preoccuparsene se non la mia famiglia.
Ho avvisato i professori, la preside, ma lui continua ad aspettarmi fuori dalla classe, semplicemente qualche passo più in là.
Durante un’assemblea mi ha spinto e presa a parolacce solo perché gli ho ribadito per l’ennesima volta che non lo voglio vicino e che non lo amo.
Papà mi sta aiutando, ma lui non capisce che deve allontanarsi: dice di amarmi troppo e che la mia lontananza lo uccide.
I professori mi dicono di avere pazienza, tra poco si diplomerà.
Mi chiamo Silvia, ho 17 anni e ora posso urlarlo a gran voce: io non ho paura!
O forse non posso ancora.
Si è diplomato, ma oggi è passato a scuola per salutare un professore che neanche insegnava a lui.
Quel professore stava facendo lezione nella mia classe.
É venuto a parlarmi: ha capito i suoi errori, mi chiede di nuovo scusa, sente un peso dentro per ciò che ha fatto.
Vuole un abbraccio, ma io non voglio che mi tocchi. Mi tira a sé. Mi abbraccia.
Una mia amica mi ha riferito che dopo lui si è avvicinato a lei e le ha svelato di essere venuto a scuola per vedere me.
La stessa sera mi stava seguendo.
Mi chiamo Silvia, ho 17 anni e vi faccio una domanda: a cosa servono i “minuti di rumore” se non siamo in grado di capirli?
E ora ve ne faccio anche un’altra: a cosa servono i bei discorsi se quando serve tutti giustificano tutto?
E si, visto che ci sono ve ne faccio un’altra: perché ci chiedete di urlare per poi svalutare le nostre richieste d’aiuto?
Mi chiamo Silvia, ho 17 anni e non smetto di avere paura.
Foto: RietiLife IA ©








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