Museo dell’olio della Sabina ottiene primo premio al concorso nazionale Turismo dell’olio

(di Giuseppe Manzo) Il Museo dell’Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa si è aggiudicato quest’anno il primo premio nella categoria “Musei dell’Olio” del Concorso nazionale Turismo dell’Olio, l’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Il riconoscimento è stato consegnato al Sindaco il 27 giugno scorso. Il premio riconosce che il Museo dell’Olio della Sabina ha saputo coniugare tradizione e arte contemporanea, che il visitatore di tutte le età è protagonista attraverso un dialogo costante con l’operatore museale che lo guida nella visita. Il Museo dell’Olio della Sabina offre un’esperienza completa che abbraccia l’arte, la cultura e la gastronomia. Oltre alle visite guidate c’è un ricco programma di didattica per i bambini.

Il Museo di Castelnuovo di Farfa è un fiore all’occhiello dell’offerta turistica del territorio, una tappa da proporre ai circuiti turistici e da suggerire ai visitatori di ogni età, allo scopo di valorizzare la cultura dell’olio attraverso l’arte. Molto soddisfatto del riconoscimento il Sindaco Luca Zonetti che ha dichiarato di essere particolarmente felice perché il premio riconosceva l’originalità del Museo e testimoniava il lavoro di squadra nella gestione di un importante patrimonio culturale, perfettamente integrato con il tessuto territoriale. Castelnuovo di Farfa è sede del Museo dell’Olio della Sabina dal 2001.

La peculiarità di questo museo, e ciò che lo rende unico nel panorama internazionale, è la presenza di una sezione nella quale, per la prima volta, cinque artisti contemporanei di fama mondiale, Alik Cavaliere, Gianandrea Gazzola, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa e Ille Strazza, hanno celebrato e interpretato, attraverso la scultura e la musica, l’Olio e la permanenza della sua tradizione nella civiltà contemporanea. Il Museo si sviluppa soprattutto nel cinquecentesco Palazzo Perelli, ma si estende a tutto il borgo e alla campagna. Ne fanno parte anche l’ambiente intatto di un antico frantoio con una mola a trazione animale del XVIII secolo, il vecchio forno per il pane del borgo e il sito archeologico altomedievale di San Donato.

Foto: RietiLife ©

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