Scambio di salme a causa del Covid, fanno il funerale alla ‘mamma sbagliata’. Ora sepoltura impossibile, dovrebbe tornare in vita…

(di Giacomo Pasquetti) È ancora in attesa di sepoltura una delle due anziane decedute lo scorso anno, nel corso della prima ondata dell’emergenza Covid e finite al centro di uno scambio di identità e dunque di salme. Sulla vicenda indaga la Procura di Roma, che sta mettendo al vaglio i motivi dell’errore. Entrambe le anziane, insieme ad altre 60 persone, furono ospiti di una casa di riposo a Nerola durante i primi mesi del 2020. Dopo che una delle persone ricoverate risultò positiva al Covid, scattò l’allarme e la Regione decise di sgomberare la struttura.

Le due donne seguirono destinazioni diverse, senza che i familiari avessero modo di visitarle a causa delle restrizioni imposte dal lockdown. Entrambe morirono agli inizi di aprile e da lì l’errore: “Non ci fecero andare sul posto per il riconoscimento, ma avvenne tutto telefonicamente – spiega Alcide, figlio di una delle due donne decedute e intervistato da RietiLife – Durante il funerale della mia “presunta madre”, per via delle procedure del contenimento del contagio, ci fu impossibile l’ultimo saluto a feretro aperto. Era il 10 aprile”.

E pochi giorni dopo la chiamata dall’Umberto I di Roma: “Mi chiesero di recarmi all’obitorio perché temevano uno scambio di salme. Sconcertato quella che vidi fu proprio mia madre”. È trascorso un anno e nel frattempo la Procura di Tivoli ha fatto restituire la donna tumulata ai veri parenti, ma l’iter burocratico impedisce ancora ad Alcide di poter seppellire il corpo della madre, tutt’ora allocato all’obitorio. Il motivo? “L’anagrafe non ha intenzione di rilasciare il certificato di morte. Stando alle procedure burocratiche va ‘rimessa’ in vita e poi fatta decedere. Di risarcimenti neanche l’ombra”.

Foto: RietiLife ©

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