USTICA, REPUBBLICA CONSIGLIA IL SITO DEL REATINO FABRIZIO COLARIETI

Il quotidiano La Repubblica, occupandosi stamattina del caso Ustica e dei recenti sviluppi, ha consigliato ai suoi lettori per approfondire il tema, di visitare il sito francese canalplus.fr e stragi80.it. Quest’ultimo portale web (che trovate QUI) è un archivio storico-giornalistico nato nel 2000 da un’idea del giornalista reatino Fabrizio Colarieti, che da anni segue gli sviluppi del caso Ustica, e di Daniele Biacchessi, caporedattore di Radio24. SPECIALE ANSA – 30 ANNI DA USTICA

(da La Repubblica, Anais Ginori, corrispondente da Parigi) Una serie di “bugie di Stato” che riaprono l’ ipotesi di un coinvolgimento francese nella strage di Ustica. Trentacinque anni dopo, è una televisione d’ Oltralpe che indaga sui misteri della notte del 27 giugno 1980, rilanciando l’ ipotesi dell’ abbattimento del Dc9 da parte di caccia dell’ esercito francese. Il giornalista Emmanuel Ostian firma un’ inchiesta che sarà trasmessa lunedì da Canal Plus con il titolo “Il disastro di Ustica: un errore francese?”.
Il documentario svela almeno due affermazioni false delle autorità di Parigi, a cominciare dal fatto che la base militare di Solenzara in Corsica era «chiusa a partire dalle ore 17» il giorno del disastro, cioè quattro ore prima che il Dc9 precipitasse.
Gli autori dimostrano che non era vero grazie alle testimonianze di militari dell’epoca. Tra questi, l’ ex generale dei carabinieri Niccolò Bozzo presente a Solenzara che ricorda come invece fino a tarda sera nella base militare ci fosse «un’ intensa attività», con «decine di aerei» decollati dalla Corsica mentre il Dc9 di Itavia era in volo tra Bologna e Palermo.
L’ inchiesta della tv francese smentisce anche la difesa delle autorità secondo cui «nessuna portaerei francese era in mare il giorno della tragedia»: è la risposta data nel 2007 quando Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio in carica al momento dei fatti, affermò che era stata Parigi responsabile dell’ abbattimento del Dc9, ribadendo poi le sue dichiarazioni davanti agli inquirenti. Cossiga aveva parlato della presenza della portaerei “Clemenceau” nel Mediterraneo, subito negata dalle autorità francesi. Gli autori del programma confermano invece l’ ipotesi, rivelando che si trattava della portaerei “Foch”, come risulta da documenti inediti che certificano l’ attività della nave il 27 giugno 1980.
È una delle prime volta che i media d’ Oltralpe riprendono quello che nel documentario viene definito come «terribile scenario »: le 81 vittime sarebbero state il danno collaterale di un’ operazione militare in corso. Secondo la ricostruzione di Canal Plus, i caccia francesi volevano abbattere un Mig libico che seguiva da vicino il Dc9 e avrebbero così lanciato per errore un missile contro l’ aereo di linea Itavia. All’ epoca, ricorda il documentario riprendendo dichiarazioni del capo dei servizi segreti, Muhammar Gheddafi era il “nemico pubblico numero uno” di Parigi. All’ Eliseo c’ era Valéry Giscard d’ Estaing che non ha voluto incontrare il giornalista dell’ emittente, nonostante numerose sollecitazioni.
Le autorità francesi continuano a mantenere il ” Secret Défense” sugli eventi di quella sera.
Le rogatorie dei magistrati italiani sono andate per lo più a vuoto. «È importante che la tragedia di Ustica e le possibili responsabilità della Francia siano portate all’ attenzione dell’ opinione pubblica da un canale televisivo nazionale», commenta Daria Bonfietti, presidente dell’ Associazione dei parenti delle vittime della strage.
Proprio ieri il Tribunale di Palermo ha condannato, con tre diverse sentenze, i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire 31 familiari delle vittime di Ustica per complessivi 12 milioni di euro, confermando l’ ipotesi di un disastro aereo causato, «con elevata probabilità», da un missile o da una «quasi collisione» con un altro velivolo intruso. Si tratta solo dell’ ultima sentenza di condanna, arrivata dopo altre simili. Resta da vedere se il documentario di Canal Plus convincerà Parigi a dare nuove risposte. «Il governo italiano potrebbe finalmente chiedere conto con forza ai francesi delle tante reticenze e bugie di questi anni », dice Bonfietti. La verità, o almeno una parte, si trova forse negli archivi militari custoditi nel Château de Vincennes.

Foto: RietiLife – La Repubblica ©

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