“LÀ DOV’È IL TUO TESORO” – A CHI SCEGLIE IL MALE RISPONDIAMO CON IL BENE

Consueto appuntamento con don Fabrizio Borrello.

Questa estate si sta rivelando davvero “particolare” e non soltanto per la bizzarria delle condizioni meteo, pioggia e temperature fin troppo miti, ma anche per il susseguirsi incalzante di “brutte notizie”. In queste ultime settimane campeggiano sulle cronache dei media le guerre in Ucraina e in Palestina, incidenti aerei provocati o fortuiti, omicidi e attentati in varie parti del mondo, barconi stracolmi di bambini, donne e uomini con il loro carico di morte e di disperazione. E quando un numero così alto di notizie negative e di drammi, con un peso così trasbordante di dolore, ci raggiunge, subito il nostro “ottimismo” ci abbandona e cadiamo in una duplice reazione. O cominciamo a farci prendere da considerazioni pessimistiche sul mondo, sugli uomini e su ciò che ci riguarda direttamente: “Chissà dove andremo a finire?”, “l’umanità è cattiva!”, “si va di male in peggio!”… pensieri, considerazioni e luoghi comuni che diventano però filtri attraverso i quali interpretiamo la realtà e costruiamo relazioni. Oppure, cosa peggiore, preferiamo estraniarci e ignorare quello che accade e “goderci” quel po’ di piacere che ci viene offerto dalla vita in questo preciso momento. Sia l’una che l’altra reazione però non mettono a tacere gli interrogativi di fondo di fronte alla potenza del male, soprattutto del male che molti uomini scelgono deliberatamente di compiere. Come si può rimanere indifferenti di fronte a tanti bambini uccisi dalla violenza irrazionale di adulti (a Gaza, come sull’aereo abbattuto in Ucraina, sui barconi, come nei paesi dove si muore ancora di fame)? come si può accettare che alcuni uomini commercino e speculino sulla disperazione di altri uomini? Devo essere sincero, questo pessimismo me lo sento dentro, soprattutto quando si nutre anche dei miei egoismi e del male che anche io sono capace di fare e spesso faccio. Questi pensieri mi raggiungono nel mio piccolo angolo di paradiso, in quel lembo della paterna terra calabrese dove ogni estate vengo a riposare per qualche giorno. Quando si ha tempo per riflettere i pensieri si amplificano e approfondiscono. Ma è proprio in questa terra che la cronaca ci restituisce più per la violenza e la morte che per la straordinaria bellezza che le è propria, proprio qui ho avuto modo di ricredermi sulla negatività dell’uomo. Il motivo? Maurizio, mio nuovo vicino di casa. Un insegnante, di quelli che ancora sono convinti profondamente del valore educativo della scuola, un appassionato di tutto ciò che è natura e soprattutto natura calabra (mare e monti, flora e fauna) che immortala attraverso video che poi monta e diffonde, un uomo che ha trovato nella sua sposa Maria non solo una compagna di vita ma la condivisione piena dei valori di solidarietà e di pace, con la quale lotta pacificamente per tutto ciò che è giustizia e legalità. Ma non è il suo curriculum vitae che mi ha “svelato” la “radicale bontà” degli uomini. È stata la sua capacità di raccontarmi, in un colloquio totalmente fortuito e familiare, la vita di un uomo, un anonimo abitante dell’Aspromonte, come se fosse la vita di un grande personaggio della storia, di un eroe. Un racconto fatto di immagini video, di musica, di una natura ignara attrice di un dramma umano semplice e allo stesso tempo grande… un video-racconto commentato dal vivo dalla voce di Maurizio sempre più carica di emozione fino ad interrompersi in quella totale afasia che solo la vera commozione può provocare… e che diventa contagiosa. È questa la mia personale riprova che l’uomo non è radicalmente “male”: se un uomo sa commuoversi fino alle lacrime vuol dire che c’è del “bene” dentro di lui. E se c’è in un solo uomo, deve esserci in tutti gli uomini! È questo bene, che forse solo Dio può vedere perché è nascosto nella parte più intima di noi è che è la causa del suo indefettibile ed eterno amore per noi, che mi fa ben sperare… che deve farci ben sperare! Don Fabrizio

Foto: RietiLife ©

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