LE OLIMPIADI VISTE DA STEFANO MARIANTONI

LONDRA – Quando una barca a vela di una certa altezza deve passare, Tower Bridge mette in moto la sua alta tecnologia e in tre minuti il ponte levatoio va su. Mentre i cinque cerchi basculanti si vanno a mettere in posizione orizzontale. Tutti lì sotto a fotografare. E pare che il simbolo olimpico da svariate tonnellate costato 250mila sterline non si potesse sistemare, un po’ più in alto. O comunque dove non si era costretti a spostarlo, almeno dieci volte al giorno. Proprio lì doveva stare. Per fare l’inchino. Up and down. Forse perché in un’Olimpiade con l’incubo della sicurezza, tutto ciò che è fermo spaventa. L’immobilità è un fattore di rischio nel mirino degli organizzatori. Muoversi, muoversi. La gente va e viene, a ondate che i treni inghiottono alla svelta. E i volontari sparecchiano le strade come fa il vento con le nuvole che regalano pioggia e sole a singhiozzo. E’ tempo di sorrisi per la gente di Giamaica. Sorrisi grandi e bianchissimi, nella metropolitana, perché il tuono che aspettavano non li ha delusi. Bolt si è coperto bene dai 17 gradi di Stratford. Ha ingranato una marcia che non esiste, nei muscoli degli altri, sfruttando tutta l’elasticità della pista nuova nuova. L’Italia intanto si abbuffa ancora con la scherma. Nelle pedane dell’Excel è stata costruita la metà del suo medagliere. Spettacolino, cabaret e brindisi a Casa Italia per festeggiare i fiorettisti e la ragazza dal fucile infallibile. Un pensierino reatino lo si è fatto guardando quanto poco bastasse per una medaglia pregiata nel salto in lungo. Peccato, Andrew. A Rio avrà 31 anni. Magari con la voglia di riprovarci. Foto: Mariantoni © 6 Agosto 2012

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