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A Leonessa conclusione del progetto promosso dalla Regione Lazio e prodotto da Nomas Foundation

Nomas Foundation è lieta di presentare Gloria opera dell’artista Giorgio Andreotta Calò: un cammino compiuto nell’arco di un mese dall’artista – a piedi e in solitaria – lungo l’Italia, da Venezia ad Amatrice.

Il progetto si conclude a Leonessa, in provincia di Rieti, mercoledì 15 gennaio 2020 (ore 11 Piazza VII Aprile) e viene presentato dal Sindaco Comune di Leonessa Gianluca Gizzi; dal Sindaco Comune di Amatrice Antonio Fontanella; dalla Regione Lazio; e da Raffaella Frascarelli, Presidente della Nomas Foundation, insieme a Federica Antonucci di Tools for Culture.

Il percorso di Gloria di Giorgio Andreotta Calò si è svolto da Nord a Sud, seguendo idealmente una porzione della Faglia Gloria, la frattura dove si incontrano la zolla europea e quella africana, che percorre gran parte dell’Italia ed è responsabile degli eventi tellurici che spesso colpiscono la Penisola, come della morfogenesi di questo territorio e, indirettamente, delle sue peculiarità antropologiche e culturali. Il cammino dell’artista ha ripercorso al contrario la direttrice di trasmissione delle onde sismiche, nel tentativo di dare vita a un’azione rituale e apotropaica, personale e collettiva che riflette sullo stato di crisi generato dal terremoto. Scegliendo Venezia come punto di partenza simbolico perché città natale e luogo in cui ha avvertito il sisma del 24 agosto 2016, Calò si è diretto verso il suo epicentro.

Dichiara Raffaella Frascarelli, curatrice del progetto: “In ogni epoca, le rotte segnalano la necessità di trovare spazi di libertà: attraverso questi itinerari, nei secoli, i popoli hanno definito e condiviso aspetti culturali relativi al sacro, alle tradizioni, all’episteme, alla memoria, hanno esplorato e si sono confrontati con la storia, il tempo e l’ignoto. Nella Francigena Meridionale del Lazio, l’unione tra Roma e Gerusalemme, ma anche la costruzione di una cultura mediterranea condivisa che ha prima incluso il continente africano e quello asiatico e poi per via marittima le Americhe”. 

Percezione della precarietà, senso dell’abitare e ricostruzione di una Comunità. Queste le riflessioni che hanno animato il cammino di Andreotta Calò. La nozione di motus viene quindi indagata e tradotta attraverso il gesto del camminare ma al contempo in riferimento al terrae motus fino a quel moto di spirito, legato alle istanze ed alle urgenze del presente.

Giorgio Andreotta Calò nasce a Venezia nel 1979 e ultima nel 2005 gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Kunsthochschule di Berlino. Tra il 2001 e il 2007 assistente di Illja e Emilia Kabakov, è stato artista in residenza alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam (2009-2011) e al Centre National d’Art Contemporain di Villa Arson a  Nizza (2012-13).Tempo, movimento, trasformazioni sono i nodi tematici centrali dei suoi lavori, in gran parte sculture (serie delle Clessidre e dei Carotaggi), fortemente ancorate al tessuto antropologico del suo territorio nativo. Insignito, tra i molti riconoscimenti, del Premio Italia per l’arte contemporanea del Museo MAXXI di Roma con l’opera “Prima che sia notte” (2012), ha partecipato alla  Biennale di Venezia 2011 e nell’edizione del 2017 ha esposto al Padiglione Italia, con Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey con l’installazione Senza titolo “(La fine del mondo)”. Un intervento spaziale che ricostruisce un mondo alla rovescia e intenso omaggio allo studioso Ernesto De Martino. Nel 2019 all’Hangar Bicocca (13/02) la sua sorprendente personale dal titolo “CITTÀDIMILANO”.

Foto: RietiLife ©

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