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Terremoto e arte, Franceschini inaugura il laboratorio di restauro della Fondazione Varrone: “Esempio virtuoso” | FOTO

Foto: Gianluca VANNICELLI ©

Si chiama Varrone Lab il laboratorio che la Fondazione Varrone ha allestito a Palazzo Dosi per il restauro e la manutenzione di un importante pacchetto di opere d’arte recuperate ad Accumoli e Amatrice dopo il sisma del 2016.
Il laboratorio è stato inaugurato oggi alla presenza dell’onorevole Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, nei locali che hanno ospitato prima la Cassa di Risparmio di Rieti e poi Banca Intesa. Presente anche il deputato Pd retaino Fabio Melilli.  Una posizione centralissima in città scelta dalla Fondazione Varrone per mettere idealmente al centro dell’attenzione il tema dell’urgenza della rinascita dei paesi più colpiti dal terremoto, a partire dal recupero del patrimonio artistico a cui le comunità locali sono molto legate. A fare gli onori di casa, il numero uno della Fondazione Varrone, Antonio D’Onofrio.

IL MINISTRO – “Questo è un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, che si può esportare anche in altre città – ha detto il ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini inaugurando il Laboratorio di restauro delle opere d’arte di Amatrice e Accumoli scampate al sisma promosso dalla Fondazione Varrone insieme alle tre Soprintendenze attive nel cratere – Conosco il valore affettivo che lega le comunità alle proprie opere d’arte: ricordo l’apprensione dei sindaci, all’indomani del terremoto, nel vedere le opere portate nei depositi. Questo laboratorio di restauro, la mostra che seguirà spero che accelerino i tempi di restituzione”.

IL VARRONE LAB DI PALAZZO DOSI – Si chiama Varrone Lab il laboratorio che la Fondazione Varrone ha allestito a Palazzo Dosi per il restauro e la manutenzione di un importante pacchetto di opere d’arte recuperate ad Accumoli e Amatrice dopo il sisma del 2016. Un’operazione condotta in collaborazione e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti. Le opere oggetto di restauro sono 45 e dai mesi successivi al sisma sono custodite nel deposito interno alla Scuola Carabinieri Forestali di Cittaducale. Si tratta di dipinti ad olio, a tempera su tela, statue e sculture in legno dorato, cera e tessuto che presentano diverse condizioni di conservazione: alcune opere hanno subito strappi, lacerazioni e sfondamenti a causa dei crolli, e quindi hanno bisogno di interventi particolarmente incisivi. Per altre, che presentano un buono stato di conservazione, si procederà con operazioni di manutenzione e ripulitura. Tra i dipinti su tavola ricordiamo la Madonna in trono con Bambino del XIII secolo proveniente dalla frazione di Cossito, la Sacra famiglia con san Giovannino del 1527 di Cola dell’Amatrice, il trittico della Madonna del Latte proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Coste di Accumoli. Tra i dipinti su tela oggetto di restauro figurano il Sant’Emidio con la città di Accumoli del XVIII secolo proveniente dalla chiesa di San Francesco di Accumoli, il Sant’Emidio con la città di Amatrice del XIX secolo proveniente dall’omonima chiesa di Poggio Vitellino e la Madonna del Rosario della prima metà del XVIII secolo proveniente dalla frazione di Pasciano. Tra le statue figurano San Francesco e Santa Chiara in legno scolpito e dipinto a cavallo fra XVI e XVII secolo provenienti dalla chiesa di San Francesco di Amatrice, l’Immacolata concezione della seconda metà del XVII secolo custodita nel Museo Civico di Amatrice e la Madonna in trono con Bambino del XIV secolo proveniente dalla frazione di Poggio Vitellino. Il lavoro di restauro è stato affidato alla restauratrice reatina Anna Paola Salvi, sotto la supervisione dell’ispettore Giuseppe Cassio. Il laboratorio sarà subito operativo, dovendo garantire la disponibilità delle opere d’arte per la grande mostra sul patrimonio artistico di Amatrice e Accumoli salvato dal terremoto che verrà aperta in primavera a Palazzo Potenziani.  E’ allo studio la possibilità di consentire a scolaresche e gruppi la visita del laboratorio, per socializzare il lavoro di recupero di opere d’arte molto care alle comunità di appartenenza.

 

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