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Il vescovo: “Rieti avvolta nella nebbia: ne usciamo così. Il Papa a Greccio ha già portato luce”

Come da tradizione, in occasione delle celebrazioni di Santa Barbara, il vescovo parla alla città con la tradizionale omelia del 3 dicembre. La pubblichiamo dopo esser stata pronunciata in Cattedrale dal vescovo Pompili (leggi le celebrazioni per Santa Barbara). Pompili parla della visita del Papa e snocciola dati interessanti su Rieti, una città (e un territorio) avvolta nella nebbia che secondo lui, con tre doni, può diradarsi. Sempre con l’aiuto di Santa Barbara.

Discorso alla Città 2019

(Rom 8, 35. 37-39)

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”. La domanda posta da Paolo introduce le sfide del suo tempo: “la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, i pericoli, la spada”. Per venire subito a noi, non è stato difficile interrogarsi sulle sfide della Città e del territorio reatino, a partire da alcuni elementi statistici, che verranno presentati in una prossima pubblicazione, che va sotto il nome di RiData.

Se dovessi trovare un’immagine per dire come siamo messi penso alla nebbia. Esattamente quell’atmosfera avvolgente che dalle prime ore del giorno fino a metà mattinata ci tocca sopportare. La sensazione è di immobilità e di disorientamento. Ma poi – quando la nebbia si dirada – si intuisce la vitalità e la fecondità dell’acqua che rimette tutto in movimento. Rieti è, effettivamente, come avvolta nella nebbia: spesso immobile ed invisibile. Ma questa è soltanto una faccia della medaglia. Quando si alza la nebbia qualcosa si muove e accade di scoprire un capitale di risorse inutilizzate.

Siamo obiettivamente dentro un declino che procede dal 2013 ad oggi, con dati certificati: il calo demografico, la contrazione dell’industria e perfino dell’agricoltura, la frammentazione sociale e l’impoverimento culturale. Tuttavia, ad un’analisi più approfondita si scoprono tendenze interessanti. Ad esempio, sapevate che cresce il settore dei servizi e aumenta la presenza di imprese certificate “Bio”? Anche la salute migliora, se si considera mortalità per tumore e malattie del sistema nervoso. Ma, soprattutto, se si guarda agli stili di vita e all’indice di sportività. La formazione e l’educazione scolastica raggiungono a volte buoni standard di qualità, ma non bisogna abbassare la guardia e si richiedono nuovi investimenti.

Che fare? Se le cose stanno così, il futuro non deve trovarci immobili e disorientati, ma per via e soprattutto orientati verso uno sviluppo che fa leva sul ben essere prima che sul ben avere. La visita di papa Francesco che domenica scorsa è venuto nella valle reatina è stato come il diradarsi della nebbia e l’affermarsi della luce, in mezzo a giornate brevi e buie. Cosa ci ha regalato questa visita a Greccio, seguita in TV da più di 6 milioni di persone?

Vorrei richiamare almeno tre doni.

Il primo è stato il dono dell’unità. Ci ha fatti ritrovare tutti insieme: istituzioni e cittadini, chiesa e popolo, scuola e società civile, mondo del volontariato e delle professioni. Quando si fa corpo e si sceglie di non dividersi in nome di campanilismi, interessi di parte, posizioni di rendita si sta investendo sul futuro più di quello che si pensi. Dichiarare la propria identità comune prima che frammentarsi in tanti piccoli borghi è la strada per far lievitare un territorio in mezzo ad un mondo che è sempre più piccolo e globale.

Il secondo dono è stato quello del riconoscimento di ciascuno. Ci ha fatti sentire importanti. Col suo inconfondibile stile papa Francesco si è avvicinato a tutti: a partire dai disabili ai bambini, dai frati ai preti, dalle autorità alla gente. Riallacciare i legami tra di noi, intensificare le relazioni, moltiplicare i contatti tra le diverse generazioni è una risorsa indispensabile per non lasciarsi svuotare dall’isolamento e dalla tristezza.

Infine, il terzo dono è stato quello della tradizione come una cosa viva che non si accontenta di ricordare, ma chiede di essere interpretata in modo nuovo e vitale. La tradizione del presepe, ad esempio, non è riprodurre l’identico sempre uguale a se stesso, ma provare a ricreare l’autentico segno francescano con creatività.

La ‘rivoluzione gentile’ che in pubblico ci si augura, salvo poi in privato smentirla e perfino ridicolizzarla, è una possibilità alla nostra portata. Rispetto allo scorso anno qualcosa si muove. Ma c’è molto da fare e da portare avanti. Sapendo che – come affermava il poeta F. Pessoa – “c’è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri” .

Ci aiuti santa Barbara che non tenne per sé la fede, il cui martirio ha indicato la via per trasformare una società decadente e bisognosa di nuova energia spirituale.

Amen.

Foto: Massimo Renzi ©

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