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All’Agrario gli studenti incontrano l’autrice Lucia Vaccarella sui temi del ricordo e della memoria

È durato quasi due ore il confronto tra l’autrice Lucia Vaccarella e gli alunni delle classi terze del Socio Sanitario e del Tecnico Agrario di Rieti. Circa 70 ragazzi e ragazze hanno seguito con interesse e con partecipazione gli argomenti che sono stati sviluppati dalla professoressa abruzzese (di Chieti), sui temi della memoria e del ricordo, sull’importanza dell’origine che poi sono i valori fondanti dell’opera della Vaccarella (La Besa, Helix, Sogni sono tra le sue opere più affermate).

“Sono stata accolta in modo splendido dai colleghi Antonello Marconcini e Anna Battista – dice al termine dell’incontro Lucia Vaccarella – e presentata meravigliosamente agli allievi dalle professoresse Renata Ciancarelli e Alessandra Onofri. Ringrazio tutti loro e sono grata ai ragazzi come alle ragazze del Luigi di Savoia di Rieti – che, è quanto meno singolare, ha lo stesso nome del mio Istituto a Chieti – per l’accoglienza che mi è stata riservata e per l’interesse prestato verso le tematiche che ho affrontato”.

Ha destato stupore la partecipazione testimoniata dagli allievi del polo di via Togliatti, preparati a meraviglia dalle insegnanti Anna Battista e Renata Ciancarelli. “Stando con gli allievi e con i colleghi, mi sono resa conto una volta di più di quanto sia importante il nostro lavoro di insegnanti – prosegue la Vaccarella – I ragazzi hanno bisogno di essere preparati all’amore per la lettura, alle riflessioni sui grandi temi, quelli che servono per crescere. E con commozione ho pensato a tutto il lavoro fatto per predisporre gli alunni a sentirmi davvero, ad accogliere le mie parole; il terreno era fertile perché era stato concimato. E riflettevo, al di là di me, di come la scuola in genere abbia necessità soprattutto di cose così. I ragazzi sono assetati di parole che “significhino”, avrebbero bisogno soprattutto di questo, non solo di progetti legati al lavoro. Bisognerebbe davvero ritornare indietro, quando a scuola s’imparava a essere e non a fare soltanto. Perché chi è sa anche fare e perché questo dovrebbe perseguire la vera scuola: insegnare a diventare uomini, a coltivare, riconoscere i sentimenti. A pensare. Leggevo qualche giorno fa che, nel 1976, gli studenti avevano un vocabolario di 1600 parole: vent’anni dopo di 600; oggi di meno della metà. Per forza. Meno si è indotti a pensare, meno si ha necessità di un vocabolario ampio. I ragazzi che ho visto a Rieti – conclude la Vaccarella – erano come i miei ragazzi: desiderosi di conoscenza, curiosi, pronti a sognare e a riconoscere il bello anche se non lo conoscono nella loro esistenza. A quei ragazzi che hanno voluto, alla fine dell’incontro, farsi una foto con me, il mio grazie sincero e il mio abbraccio. A tutti. E ai colleghi presenti che mi hanno voluto con loro, che dire? Quello che mi sussurro ancora: il nostro è il lavoro più bello del mondo, se ci crediamo e, silenziosamente, ma con tenacia ed eroismo quotidiano lo assolviamo”. (di Valerio Pasquetti)

Foto: PASQUETTI ©

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