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Andrea Bocelli canta per Amatrice: “Con te partirò” e “Ave Maria”, lacrime e pioggia tra le macerie / VIDEO – FOTO

(di Sabrina Vecchi) Brividi, pioggia e lacrime. Chi c’era, difficilmente potrà dimenticare ciò che è accaduto oggi pomeriggio ad Amatrice. Un pianoforte nero a coda con la sua maestosa eleganza, posizionato in un tragico contrappasso davanti ad una scenografia reale composta da cumuli di macerie, la voce tenorile di Andrea Bocelli che s’innalza davanti al campanile di Sant’Agostino, tutto intorno un rimbombo irreale.

L’elicottero che trasportava il celebre cantante è arrivato in ritardo nel cielo plumbeo di Amatrice accolto dall’amico Raoul Bova, fin dai primi momenti in prima linea per raccogliere fondi ed ideare iniziative a favore delle popolazioni terremotate. (l’articolo continua sotto)

Bocelli, elegantissimo in cravatta ed abito blu accompagnato alla moglie Veronica, si è soffermato alcuni momenti al limite della zona rossa, poi si è seduto al piano. Raoul Bova recita la “Preghiera semplice” accompagnato dalle note della celeberrima “Con te partirò“, il sindaco Pirozzi inizia a singhiozzare, poi cita la canzone come simbolo di rinascita e nuova partenza per il suo paese. Tanto è emozionato che non ne ricorda neppure il titolo. (l’articolo continua sotto)

Andrea Bocelli si rimette al piano, neppure scalda la voce e tocca note altissime intonando l’Ave Maria di Franz Schubert. Giunto al “non negar a questo smarrito mio amor tregua nel suo dolor” le lacrime scorrono ancora, o forse è pioggia, ma poco importa. Pochissimi minuti di esibizione, lo scrosciante applauso di un pubblico poco numeroso e poco patinato, solo stampa e tante divise impolverate, qualche sfollato uscito dalla tendopoli, ciabatte ai piedi e strazio nel cuore. (l’articolo continua sotto)

Il tenore pronuncia poche parole, “ho voluto pregare a modo mio qui con voi, esattamente come feci quando cantai l’Ave Maria a New York sulle macerie di Ground Zero, quindici anni esatti fa“. Di nuovo un silenzio irreale scende su quello che rimane del centro storico di Amatrice, i martelletti dello Yamaha nero smettono di muoversi, un saluto veloce tra gli ombrelli, e l’elicottero s’innalza di nuovo in volo. Pochissimi minuti in tutto, tutto è talmente strano che non sembra neppure vero, come un sogno da cui ci siamo appena svegliati. Magari lo fosse stato anche quella notte.

Foto e video: RietiLife ©

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1 Commento

  1. catiuscia 4 rosati

    Io c’ero e sabrina ha fatto una cronaca meravigliosa!