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Visite alle chiese, tornano le Giornate Fai: da Rieti a Poggio Mirteto, da Cantalupo a Leonessa

Tornano nel weekend del 19 e 20 marzo le Giornate di Primavera del Fai – Fondo ambientale italiano. Tra i luoghi della cultura aperti per le visite guidate gratuite, ce ne sono cinque in provincia di Rieti. 

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CHIESA SANT’EUSANIO – RIETI (via Sant’Eusanio)

La chiesa di S. Eusanio ha origini incerte, forse precedenti all’anno mille. E’ nominata per la prima volta in una bolla di papa Lucio II del 1182 ed è dedicata a un sacerdote martire del IV secolo d.C. originario di Siponto (Manfredonia), che – in viaggio verso Roma – si fermò a Rieti dove compì diversi miracoli. Nei secoli subì diverse modifiche, tra cui il completo rifacimento nel 1589. Tracce della struttura originale si conservano ancora nelle pareti laterali: si notano infatti le cornici di travertino delle vecchie monofore, inserite nella muratura in pietra sponga, simile a quella con cui vennero costruite le mura cittadine. La chiesa aveva un’unica aula con copertura a capanna, suddivisa nel ‘700 in tre navate divise da pilastri. In prossimità dell’ingresso sono stati recentemente riscoperti interessanti affreschi di epoca medievale, raffiguranti temi della passione di Cristo, della Madonna col Bambino tra i Santi, oltre agli episodi legati alla tradizione dei Bianchi, un movimento di penitenti sorto nel 1399, che intrapresero un loro cammino giubilare obbedendo all’ invito della Vergine Maria. La fabula picta narra la vicenda del miracolo dei tre pani, sullo scenario della città di Rieti del primo Quattrocento: i monti a sinistra e a destra la città murata con le sue case-torri, dominata dalla mole del Duomo e il borgo S. Antonio. Ai margini dell’abitato la chiesa suburbana di Sant’Eusanio, dove forse i pii pellegrini sostarono.

CHIESA DI SAN PAOLO – POGGIO MIRTETO

La chiesa di San Paolo a Poggio Mirteto documenta un’importante tappa del percorso che il movimento dei Bianchi fece nella sua marcia verso Roma in occasione del Giubileo del 1400. L’edificio, poco distante dall’abitato di Poggio Mirteto, risale al XIII secolo e svolse, fino al XIX secolo funzione cimiteriale. La chiesa, di piccole dimensioni, è a navata unica suddivisa in quattro campate da archi a sesto acuto, e terminante con un presbiterio absidato. L’impianto romanico ha visto nel tempo ampie modifiche e l’apertura di alcune cappelle. La semplice facciata a capanna ha un portale in pietra locale e un modesto rosone. A metà del lato destro della chiesa si erge un campanile a 5 ripiani, due con bifore e uno con monofora. Gli interni erano completamente ricoperti di affreschi di cui restano ampi lacerti databili tra XIV e XVI secolo. Recentemente restaurati, sono di particolare interesse per l’iconografia di alcune scene e per la loro altissima qualità pittorica, in particolare le scene sulla controfacciata che sono di ambito giottesco.

CHIESA DI SANT’ADAMO – CANTALUPO

Attestata nelle pergamene sin dal 1150, la cappella di Sant’Adamo fu costruita sulla tomba dell’omonimo eremita, vissuto nell’XI secolo, decretato Beato da Urbano VIII nel 1634. La cappella presentava in origine una facciata a capanna semplice con un piccolo campanile a vela centrale. Venne ampliata nel secolo XV, assumendo l’attuale aspetto: una chiesa a navata unica, con pitture tardogotiche, esempio importante e raro in Sabina, e con l’ingresso spostato a Nord. La Chiesa è ubicata sul tracciato dell’antica Via Salaria e attorno ad essa sono stati trovati resti di strutture murarie riconducibili ad una Villa romana della prima età imperiale, oltre a un Catinus in pietra con fusto a colonna e numerosi frammenti di colonne, statue, ceramica romana, ecc. Il 3 maggio si festeggiava – e ancora si festeggia, dopo un’interruzione di qualche decennio – la ricorrenza del Santo e dal XIX secolo, su concessione di Papa Pio IX, in tale data cominciò a svolgersi anche una fiera franca. Sant’Adamo fu a lungo jus patronatus della famiglia Cati che ne rimase proprietaria fino ad alcuni decenni fa, quando la chiesa andò all’asta e fu acquistata dal Sig. Bolton e dallo stesso donata al Comune di Cantalupo all’inizio del 2000.

CHIESA DI SAN PIETRO AI MURICENTO – MONTEBUONO

Poco lontano dal centro cittadino di Montebuono, in provincia di Rieti, sorge la chiesa cimiteriale di San Pietro ad Muricentum o “ad Centum Muros”. Il nome deriverebbe dai resti di muri di una villa rustica romana di età imperiale detta “Terme di Agrippa”, per via di un frammento di iscrizione riferibile al genero di Augusto. La chiesa fu costruita proprio sull’antico edificio, riutilizzandone i materiali da costruzione. Le strutture, emerse durante lavori di rifacimento del pavimento, sono visibili attraverso lastre trasparenti collocate per terra. Le prime notizie si rintracciano nei registri dell’abbazia di Farfa del XII secolo. Sebbene l’edificio abbia subito in seguito trasformazioni e cambiamenti, oggi la chiesa di San Pietro rappresenta uno degli edifici religiosi di architettura romanica più interessanti della bassa Sabina. La chiesa conserva interessanti testimonianze della pittura murale del XV secolo, alcune firmate dall’artista sabino Iacopo da Roccantica. In controfacciata è possibile ammirare un affresco della “La Madonna dell’Ulivo”, raffigurante una miracolosa apparizione avvenuta in Assisi nel 1399, che si lega al movimento penitenziale dei Bianchi.

CHIESA DI SAN PIETRO E CRIPTA – LEONESSA

Giunti a Leonessa alla fine del XIII secolo, i Francescani avviarono la costruzione del convento e della chiesa di san Francesco, conclusasi entro la prima metà del XV secolo. L’elegante facciata della chiesa, dal coronamento orizzontale, è incorniciata da pietra rossa aquilana ed è ingentilita da un ricco portale tardogotico, già collocato presso la chiesa di san Donato delle Torri. L’interno, diviso in tre navate da possenti pilastri ottagonali, ospita opere di notevole pregio oltre ad un superbo Presepe in terracotta policroma degli inizi del XVI secolo. Nel 1993 è stato scoperto nella cripta un ciclo di affreschi di ispirazione giottesca, attribuiti ad autori diversi, tra cui i più interessanti sono il Paradiso (inizi del XIV secolo) e il miracolo della Madonna dell’Ulivo (inizi del XV secolo). Quest’ultimo raffigura il miracolo, occorso nel 1399, dell’apparizione della Madonna vestita di un bianco abito ricoperto di ostie, ad un pastorello di Assisi, presso un albero di olivo. L’iconografia si collega al movimento penitenziale dei Bianchi, che percorsero l’Italia diretti a Roma in occasione del Giubileo del 1400. All’interno del convento di San Francesco si ammira il suggestivo chiostro quattrocentesco, affrescato al piano inferiore con storie della vita del Santo.

Nella foto, un particolare della chiesa di Sant’Adamo a Cantalupo. Foto: Fai ©

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