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CENTRALMOTOR, NO A CIG O LICENZIAMENTO. I DIPENDENTI: “ALLORA TORNIAMO LAVORARE”

Hanno deciso di sfruttare a loro vantaggio il vuoto normativo in cui sono finiti, creando un precedente destinato a far discutere. I lavoratori della concessionaria d’auto Centralmotor si sono riuniti in assemblea e hanno deciso di mandare un telegramma ai commercialisti (uno di Rieti e l’altro di Terni) che seguono ormai da mesi le vicende amministrative dell’ex concessionaria di auto Fiat, con sedi a Rieti, terni e Monterotondo, oggi in regime di concordato preventivo. «Non avendo a oggi ricevuto comunicazione circa il rapporto lavorativo e in assenza immediata di indicazioni, riprenderemo l’attività lavorativa a partire dal 17 gennaio». LA PROVOCAZIONE Queste le poche, ma significative righe sottoscritte da una trentina di lavoratori che si sono riuniti mercoledì in assemblea nella sede della Cisl di Terni. I dipendenti della Centralmotor di Rieti e Terni hanno così deciso di cavalcare il limbo normativo in cui sono finiti. Dal primo gennaio non sono né licenziati, né cassaintegrati. Al 31 dicembre dello scorso anno è scaduta la cassa in deroga (per giunta con mensilità arretrate ancora da pagare), ma dal primo gennaio del 2014 nessuna nuova comunicazione è pervenuta ai dipendenti. Ecco allora la provocazione: «torniamo tutti a lavorare». Perché – sia chiaro per evitare alibi – di provocazione si tratta, sebbene destinata a far riflettere circa il ginepraio burocratico che avvolge gli ammortizzatori sociali. CENTO FAMIGLIE COINVOLTE La vertenza della Centralmotor (che coinvolge cento famiglie tra Rieti e Terni) segue anche un percorso per così dire più tradizionale, come spiega Angelo Manzotti della Cisl: «La vertenza è appesa a un filo. La priorità è ora quella di mantenere attivi gli ammortizzatori sociali». Su questo versante, a giorni dovrebbe esserci la convocazione al Ministero. «Andremo a Roma per ratificare un accordo di cassa straordinaria concorsuale, considerando che la Centralmotor ha sedi in più regioni», dice Manzotti. (Fonte: Il Messaggero) Foto (archivio) RietiLife ©

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