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CARCERI, È EMERGENZA AFFOLLAMENTO ANCHE A RIETI

Sono 7.154 (a fronte di una capienza di 4.661 posti) i detenuti che passeranno Ferragosto nelle celle delle 14 carceri della Regione Lazio. I dati sono stati diffusi dal Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, il quale ha espresso l’auspicio che questo possa essere l’ultimo Ferragosto con l’emergenza carceri perché “fra sovraffollamento, mancanza di personale, strutture fatiscenti e risorse inadeguate, la situazione è pericolosamente vicina al punto di non ritorno”. La Pisana ha diffuso tutti i numeri relativi agli istituti di pena del Lazio: quasi tutti gli istituti superano (a volte anche del doppio) la capienza regolamentare, facendo schizzare il numero sopra elencato, che vede appunto il conto dei reclusi maggiore di quello dei posti disponibili. Il carcere di Rieti ha, attualmente, una capienza regolamentare di 306 unità ma accoglie 316 detenuti, sforando il limite di dieci unità. Numero non impressionante come altri istituti (ad esempio a Regina Coeli su oltre 700 posti disponibili, ci sono più di 1000 carcerati), ma comunque emblematico di un trend laziale (e nazionale) ben consolidato. Per quanto riguarda, invece, il miglioramento delle condizioni nelle carceri ed il ritorno ad una pena in grado di agevolare il trattamento e il reinserimento sociale del detenuto, nel solco dell’art. 27 della Costituzione, il Garante Marroni si è detto fiducioso nel cosiddetto “Decreto Cancellieri”. Dai dati emerge che le nuove norme hanno iniziato a produrre i primi effetti sul sovraffollamento a livello nazionale (oggi nelle carceri di tutta Italia ci sono 1400 detenuti in meno rispetto al 25 giugno) ma non ancora nel Lazio, dove il numero dei reclusi presenti è rimasto, nelle ultime settimane sostanzialmente stabile. «A quanto risulta al mio ufficio – ha aggiunto il Garante – nelle ultime settimane nelle carceri della regione sono arrivati molti detenuti provenienti da sfollamenti effettuati da ogni parte d’Italia. Gli sfollamenti sono il frutto di una politica sbagliata, che da un lato testimonia che nel Lazio la qualità della vita in carcere è migliore che nel resto d’Italia, grazie alle iniziative messe in campo anche da questo ufficio per migliorare la situazione, ma dall’altro non tiene conto del principio della territorialità della pena, Senza dimenticare il fatto che portare periodicamente all’estremo il sovraffollamento rende, alla lunga, inutile ogni iniziativa volta ad umanizzare la pena. Al netto di ciò, tuttavia, la conversione del decreto Cancellieri sembra segnare il ritorno verso una concezione della pena, che non sia solo afflittiva ma abbia anche una funzione trattamentale importante. Spero che questo, rappresenti il primo segnale della volontà politica di risolvere definitivamente la situazione delle carceri italiane». (Redazione) Foto (archivio): RietiLife ©

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