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ALLE OFFICINE VARRONE LA MOSTRA FOTOGRAFICA “FOUR STORIES” DI MARIUS MELE

La mostra di Marius Mele arriva a Largo San Giorgio. La Galleria di Arte Contemporanea “Machina” propone negli spazi delle Officine Varrone la mostra fotografica del noto direttore di fotografia. Dopo aver proposto mostre di pittura e scultura di artisti nazionali ed internazionali, Claudio Scorretti il direttore artistico di Machina, la Galleria di Arte contemporanea partner delle Officine Fondazione Varrone, propone una mostra fotografica di Marius Mele, fotografo e direttore della fotografia, dal titolo “Four Stories: le differenti percezioni della realtà separata”. Mele nasce a Salerno e lavora in Europa e nel Mediterraneo, la sua ricerca è rivolta al paesaggio, con un’attenzione particolare alla trasformazione del paesaggio urbano e al rapporto tra l’uomo, gli oggetti del suo quotidiano e i luoghi che abita. La sua produzione è influenzata da studi nel campo delle scienze cognitive, in particolare le ricerche del prof. Semir Zeki sulla Neuroestetica.

Le sue fotografie fanno parte di collezioni private in Italia e all’estero. «A prima vista, le quattro immagini che compongono ognuna delle storie esposte alla Galleria Machina di Rieti nella mostra Four Stories di Marius Mele suscitano un impulso a ricercare i tasselli mancanti ad ogni sequenza narrativa – spiega il direttore artistico della Galleria Claudio Scorretti – Per andare oltre e superare l’impasse occorre però cambiare prospettiva. Decostruire l’epicentro creativo – presente già nei titoli – in una sfera di ‘liasons’ sensoriali, da interpretare e da definire; compito che l’autore sembra voler condividere con la sensibilità estetica dello spettatore. Così, seppure ogni storia rimane a se stante, unica ed irripetibile come le isole d’un arcipelago, ciascuno dei quattro frammenti concorre a stabilire una correlazione tra le differenti storie; una sovrapposizione di percezioni, generata ed alimentata da differenti prospettive, sensibilità e conoscenze. Il giovane fotografo salernitano non vuole aiutare lo spettatore nell’interpretazione, quanto coinvolgerlo in maniera creativa, favorendo associazioni inedite di emozioni ed intuizioni, che vanno oltre i soggetti presenti. Mi riferisco, in particolare, alla serie “Paesaggio e pornografia equina” e “Maiale d’amore” dove i dispositivi di straniamento sono marcati, l’accettazione intellettuale legata al dolore, al tormento, alla sessualità più complessa e totalizzante».

La mostra  che sarà presidiata anche da un gruppo di giovani studenti dell’Istituto d’Arte di Rieti, grazie ad un progetto formativo instauratosi tra la Galleria promosso dal  direttore organizzativo Bruno Targusi e la scuola, chiuderà il prossimo 17 Aprile e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30, e durante gli eventi delle Officine Fondazione Varrone. L’ingresso è gratuito. Foto: Marius MELE © 25 Marzo 2013

 

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