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“L’EDITORIALE DI FORMAT”

UN FUTURO CHIAMATO PRESENTE di Maurizio Festuccia.

Il panorama politico del dopo elezioni lascia un po’ tutti con l’amaro in bocca, non tanto per i risultati di per sé quanto per la instabilità di governo che si è delineata. Praticamente nessun partito, così come stanno ora le cosa, sarebbe in grado di avere una maggioranza congrua per garantire al Paese una efficace gestione. La sorpresa del Movimento 5 Stelle ha creato, di fatto, un vero e proprio “tsunami” come era nelle intenzioni di Beppe Grillo e dei suoi “grillini” convenuti in massa in ognuna delle settanta e passa piazze d’Italia nei giorni scorsi. E proprio quest’incursione massiccia, strapopolare, ha delineato un quadro politico di non facile lettura. Tutto questo porta uno sconquasso all’intero sistema italiano di per sé già traballante ed in piena crisi economica ma adesso il passaggio più delicato e difficile da affrontare sarà quello della credibilità del nostro Paese agli occhi della comunità europea che non ci guarda certo di buon occhio, ancor più dopo questo responso delle urne. E noi si brancola ancora nel buio, sotto un manto di incertezza e di ansia sempre più evidente e pressante. Ovunque si vada non c’è altro argomento. Licenziamenti a catena, chiusura di piccole e medie attività, asfissia totale del commercio, sgomento tra i dipendenti delle “sicure” occupazioni nei quadri aziendali e nelle amministrazioni locali. Praticamente siamo sull’orlo di una crisi generale, se non già dentro fino al collo. E nemmeno il mio personale spirito di reazione riesce a trovare tra le pieghe di un innato ottimismo di fondo, se non una “soluzione” quantomeno una parola di conforto, agli altri ed a me. Dapprima siamo stati abituati a non pensare nemmeno a questa eventualità di disagio collettivo: c’erano tutti i presupposti per guadare il pantano senza troppo infangarsi, ma con l’andar del tempo ci siamo tutti ritrovati in un contesto di ristagno totale, di inerzia disarmante, di incapacità reattiva e di mani (e menti) legate per far fronte a questo inammissibile scenario. Abbiamo affidato le nostre ultime speranze ad un voto quasi baciando la scheda elettorale prima di consegnarla all’urna, quasi fosse l’ultima spiaggia prima del baratro. Qualcosa di interessante, indubbiamente, s’è mosso, ma lo spoglio definitivo ci ha prospettato un rinnovato (ed insperato per alcuni) consenso al centrodestra, un autogol del centrosinistra ed una forza nuova, dettata dalla consapevolezza che il rinnovamento può passare anche per vie trasversali, del neo Movimento di Grillo. Resta il fatto che nessun partito, ad oggi, sarà capace di garantire di governarci e che lo spauracchio di nuove elezioni è dietro l’angolo per farci nuovamente sborsare soldi in campagne elettorali e prospettandoci un altro lungo periodo di stasi e di incertezza. Cosa pensare?… forse che gli italiani siano impazziti o magari che stiano prendendo consapevolezza di un cambiamento radicale fondato su nuove proiezioni e nuovi programmi? L’analisi di questo voto non può e non deve lasciare “tutti contenti” come è sempre accaduto nel nostro Paese dopo una consultazione elettorale, stavolta c’è un vento nuovo che spira, anzi soffia, sul collo dei soliti noti. Speriamo non sia stato solo un “voto di protesta” ma di evidente cambio di mentalità, specialmente dei giovani votanti, quelli che… il proprio domani sembra essere già oggi. Un tempo c’erano le Brigate Rosse a destabilizzare l’ambiente ed a spargere sangue per imporre il proprio pensiero agli occhi della collettività, oggi le chiamerei “Brigate Verdi” con in mano una matita Stabilo carica ad inchiostro e non una Walther P38 carica a pallettoni. Foto: Format © 28 Febbraio 2013

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