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AZZURRI A TESTA ALTA CONTRO LA NUOVA ZELANDA

(naz.orl.) All Blacks troppo forti per gli azzurri, ma il risultato finale del secondo test match di novembre (42-10) penalizza troppo l’Italia operaria di Brunel, che soltanto nel finale ha sporcato una prestazione comunque encomiabile, intrisa di sacrificio, concentrazione ed orgoglio. In uno stadio Olimpico pieno come neanche per il derby della capitale, i campioni del mondo della Nuova Zelanda non hanno lasciato scampo a Parisse e compagni, che però nel primo tempo erano riusciti a tratti anche ad imporre  il proprio predominio territoriale e per almeno tre quarti dell’incontro erano rimasti vivi e vegeti, ad un’incollatura dagli avversari, ai quali avevano segnalato fin da subito che passare a Roma non sarebbe stato uno gioco da ragazzi. Azzurri che erano andati a segno al 28’ del primo tempo con Alberto Sgarbi, quando il punteggio (bugiardo per quanto visto fin lì) recitava già 0-13 (doppio piazzato di Cruden e meta del capitano Read). Si era vista infatti una buona Italia: Gori sempre presente e preciso in mediana, pacchetto di mischia molto ordinato e come contro il Tonga vera fonte del gioco azzurro, trequarti quasi sempre attenti in fase difensiva, abili a placcare i possenti naozelandesi e a sporcare le linee di passaggio, anche se leggermente deficitari nel gioco alla mano e sicuramente meno efficaci di quelli avversari, che hanno mosso molto bene l’ovale ma hanno trovato la via della meta soltanto per una disattenzione al centro della linea arretrata azzurra. Insomma, nei primi quaranta minuti (7-13) il divario fisico tra le due formazioni – impressionanti le seconde linee All Blacks, entrambe oltre i due metri di statura – è stato completamente annullato, e pure quello tecnico non ha pesato così tanto. Di fronte, è bene ricordarlo, c’erano gli dei della palla ovale.  Nel secondo tempo gli azzurri sono apparsi decisamente meno pericolosi che nella prima frazione, ma hanno retto fino ai venti minuti dal termine, prima che il ciclone-di-nero-vestito si abbattesse con tutta la propria veemenza su un quindici azzurro che via via aveva mutato faccia, viste le molteplici sostituzioni operate da Brunel. E così, dopo la meta di Nonu (49’), al quale era seguito il bel drop di un Orquera non esattamente impeccabile nel ruolo di mediano d’apertura (53’), è arrivata la valanga di mete avversarie, al 68’ con Jane e al 73’ e 76’ con un doppio Savea. Pomeriggio di grazia per il mediano Cruden, che ha sbagliato soltanto un calcio (7/8). Uomo dell’incontro, il centro ospite Conrad Smith. Tra i migliori degli azzurri, capitan Parisse, che ha sviluppato una mole di gioco impressionante, e l’estremo Masi, il più pericoloso nel triangolo allargato. L’Italia, comunque, non ha demeritato, e fatta eccezione per il calo degli ultimi minuti, ha meritato gli applausi di un Olimpico mai così pazzo d’amore per il rugby. Foto: Emiliano GRILLOTTI © Roma, 17 Novembre 2012

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