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I ragazzi dello Jucci ambasciatori per un anno

Un’esperienza unica quella che stanno vivendo diciassette studenti del Liceo Scientifico “Carlo Jucci” che, grazie all’Embassy Adoption Program, sono entrati nel mondo della diplomazia internazionale, avendo l’opportunità di poter applicare concretamente tutte le conoscenze di cittadinanza e costituzione che si acquisiscono in classe.

Il programma che la classe IV D sta portando avanti è frutto di impegno e sacrificio. Sono stati trattati, infatti, argomenti particolarmente interessanti sul piano internazionale come lo sfruttamento minorile o l’educazione infantile. A tal proposito, il progetto con tema “Child Exploitation”, realizzato dalla prof.ssa Antonietta Tiberi Vipraio e destinato ai ragazzi del liceo, è stato scelto, dopo essere stato sottoposto alla valutazione dell’associazione Global Action e dell’ambasciata del Pakistan. La scuola, selezionata tra le tante della regione Lazio che avevano fatto richiesta di adesione al progetto, è stata adottata dall’ambasciata stessa, proprio come desiderato.

Gli studenti stanno lavorando duramente affinché il prestigioso progetto possa riuscire al meglio: stanno prendendo parte a visite guidate presso le più importanti istituzioni internazionali come l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) o il Programma Alimentare Mondiale (WFP)  e sono in stretto contatto con i diplomatici dell’ambasciata di “adozione” che, con gentilezza e disponibilità, si sono rivelati onorati di accogliere calorosamente i ragazzi e di soddisfare ogni loro curiosità. Il Liceo Scientifico sarà felice di poter ospitare una delegazione dell’ambasciata pakistana nei prossimi mesi e si sta preparando al meglio per organizzare un incontro piacevole e ricco di emozioni.

La preparazione della classe sarà finalizzata alla partecipazione al GAMUN (Global Action United Nations), una simulazione delle attività dell’ONU  in cui i ragazzi, ricoprendo vari ruoli in diverse commissioni, indosseranno i panni di delegati Pakistani, andando a rappresentare a tutti gli effetti il paese da cui sono stati adottati.

“Costruire un ponte tra le diverse culture”: questo il vero fine del progetto, come ha dichiarato Vanessa Boi, presidente di Global Action Italy. Fondamentale, dunque, l’obiettivo dell’ esperienza che consiste nell’educare i giovani alla cittadinanza globale, a sentirsi parte di una stessa comunità che va oltre le vetrine dei social-media e che si basa su alti valori morali di cooperazione internazionale non sempre adeguatamente sostenuti nella società contemporanea. (di Martina Fabri)

Foto: RietiLife ©

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