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Salvatore Borsellino agli studenti: “Parlo a voi giovani e porto avanti il sogno di Paolo”

(di Christian Diociaiuti) Via D’Amelio, i fratelli Savi, Umberto Mormile, la Falange Armata. “La Repubblica delle Stragi” (ed. Paper First) ripercorre e collega gli anni dalle stragi e lo fa, oltre che tra le sue pagine, anche dalla voce dei suoi autori, 7+1. Quel “+1” è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, oggi a Rieti per l’evento “Depistaggi e verità nascoste, stragi di Stato o stragi di Mafia“. Con lui altri autori del libro per una giornata tutta a San Domenico, tutta sulla legalità e la ricerca della verità su grandi e piccole stragi, omicidi noti e meno. Giornata prima dedicata agli studenti, poi per tutti. Moderatore della giornata è stato Marco Bertelli, che ha riassunto il fine dell’evento e del libro: “Il presente col quale ci confrontiamo oggi è legato a questi fatti”. La cronaca di ieri si fa storia e indirizza gli eventi, la politica, i comportamenti del Paese.

INTERVENTI –  A presentare il libro a cura di Salvatore Borsellino, Marco Bertelli (moderatore della giornata ed esponente del movimento Agende Rosse), Stefano Mormile (fratello di Umberto, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1990), Giovanni Spinosa (presidente del Tribunale di Ancona che da pm si occupò del caso della Uno Bianca), Fabio Repici, (avvocato di Salvatore Borsellino e di tanti altri familiari di vittime di mafia), Federica Fabbretti (del movimento delle Agende Rosse). Ad organizzare la giornata di legalità, sensibilizzazione e cultura, Elena Marchili, Marta Munzi, Angelo Giraldi e Simone Pietrosanti, sotto l’egida del movimento Agende Rosse, nato del 2007 grazie a Salvatore Borsellino.

“VERITÀ” – “Ho deciso di parlare solo ai giovani, dal giorno in cui me lo chiese mia madre. E quello faccio, porto avanti il sogno di Paolo – ha detto Salvatore Borsellino, che si è soffermato sulla strage di via D’Amelio e sul suo strascico giudiziario – per i familiari delle vittime di mafia cerchiamo verità e giustizia. In questo libro c’è tutta la mia vita. Nei primi anni credetti che la morte di Paolo avesse cambiato il Paese. È durata poco questa speranza. Il puzzo dell’indifferenza poi tornò a galla e io non avevo più speranza. Allora mi sono chiuso in un silenzio di 10 anni. Ma quando ho capito cosa fosse quella strage, ho scritto una lettera che nessun giornale ha pubblicato, ma che sulla rete ha avuto grande diffusione. Questo libro è il risultato di 25 anni di lotta. Il movimento Agende Rosse non è un movimento politico. Cerca la verità e la giustizia”.

NAPOLITANO – Borsellino si emoziona, poi attacca. Anche l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Parlano male di me. Lo fa il giornalista Facci, lo fa Sgarbi. Si chiede Sgarbi perché Napolitano non mi ha querelato? Perché non mi può smentire, ha fatto distruggere delle intercettazioni che, invece, tutti dovevano ascoltare. Napolitano ha paura che in un eventuale processo, vengano fuori delle cose” ha detto Salvatore Borsellino. “Mio fratello è come un soldato in guerra a combattere un nemico ma il fuoco che l’ha ucciso non è arrivato solo dai nemici. Ma anche alle spalle. Se non l’avessero ucciso, quella trattativa Stato-Mafia non sarebbe potuta andare avanti. Io continuerò a lottare con una agenda rossa in mano”.

UNA SOLA STORIA – Giovanni Spinosa, presidente del Tribunale di Ancona e pm del caso della Uno Bianca: “In questo libro si racconta una sola storia, quella della storia dello stragismo, dal 1978 al 1994”. Il Rapido 904, Bologna, Italicus: Spinosa ripercorre anni ed eventi bui, soffermandosi anche sull’operato della Falange Armata “molto più di un organo che rivendica stragi, ne anticipa le progettualità”, fino ad arrivare alla Uno Bianca e il suo periodo stragista, tra ottobre ’90 e agosto ’91. “Non capiremo mai la strage di via D’Amelio e le altre stragi se non cogliamo i flussi della storia in modo organico” dice Spinosa.

VERITÀ NASCOSTE – I depistaggi, le falsità, le mezze verità o quelle nascoste di diversi casi, li ripercorre Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino. Il lavoro di Repici ha permesso che molte indagini venissero riaperte dopo lo stallo. E su via D’Amelio, Repici, dice che “il processo Borsellino quater afferma che non è solo una strage di mafia” e di come questa si sia materializzata tra la commistione tra la mafia e personaggi dello Stato. Per Repici “La Repubblica delle stragi” è un libro “democratico e antifascista, voglio dirlo. E lo dico in questa città dove alcuni giorni fa era stata organizzata una conferenza con Ciavardini, condannato per strage di Bologna. Poi la presenza non c’è stata, forse vista la reazione, ma è una cosa indegna” ha aggiunto Repici.

IN SOLITUDINE – Federica Fabbretti, che ha effettuato una grande attività di studio sui documenti ha voluto sottolineare quanto sia “importante tirare fuori questi casi” spiega, per capire il rapporto tra mafie e Stato. “Sono battaglie che si fanno in solitudine” dice Fabbretti, sulla ricerca della verità per omicidi e stragi.

“IL CONSORZIO” – Gli affari sono affari e se c’è da uccidere un testimone, lo si uccide. Un interesse che travalica appartenenze, anche di stampo mafioso. Stefano Mormile, fratello di Umberto – ammazzato nel ’90 dalla ‘ndrangheta e la cui uccisione viene definita un “omicidio di Umberto volutamente misconosciuto” – afferma che la morte del fratello rappresenta “un caso di scuola di come si muovono le mafie in consorzio, che hanno trovato sponda nei poteri economici e politici”.

LA CASA DI PAOLO – Il movimento delle Agende Rosse sotto la cui egida è stato organizzato l’evento, è attivo dal 2007 per volontà di Salvatore Borsellino, sta portando avanti il progetto “La Casa di Paolo“: la farmacia della famiglia Borsellino diventa un centro di aggregazione per i giovani del quartiere. L’iniziativa è sostenuta anche dai diritti d’autore del libro “La Repubblica delle Stragi”.

Foto: Gianluca VANNICELLI / Agenzia PRIMO PIANO ©
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