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Gondo si racconta: “Quando giocavo con Bernardeschi…”

(ch.di.) Ha segnato il primo gol in C, regalando una delle gioie più grandi a un tifoso: la vittoria in un derby. Cedric Gondo ha deciso la partita con la Viterbese e sabato è pronto ad arrotondare contro il Potenza. È stato lo stesso calciatore a parlare, martedì scorso, a SportLife su RietiLife Tv e a chiedere il sostegno dei tifosi per la gara con il potenza (guarda la puntata).

BERNARDESCHI – Ma Gondo ha parlato anche al sito Gialucadimarzio.com, affrontando diversi temi, su tutti  le sue esperienze pregresse, tra tutte quella alla Fiorentina, in Primavera, la stessa squadra (allenata da Semplici, ora alla Spal) in cui giocava Federico Bernardeschi. Quella Primavera viola  perse una finale del Viareggio a causa degli errori dal dischetto proprio di Gondo e Bernardeschi. “Nessuna esperienza per la mia carriera è un fallimento, tutte ti lasciano dentro qualcosa. Quindi tutte sono positive in un modo o nell’altro, perché ti fanno crescere nello spirito e nell’animo” scrive sulle sue precedenti esperienze a Firenze, Teramo e Terni.

VITERBESE – Sul gol alla Viterbese (che ha inguaiato Lopez, poi esonerato dopo il ko dei gialloblù con la Sicula Leonzio), Gondo dice: “È stata una liberazione rispetto alla passata stagione nella quale non ho segnato. È stato un anno difficile, ma sono contento di averlo messo alle spalle. Sono felice poi perché con il Rieti venivamo da una situazione complicata, avevamo subito tre sconfitte consecutive ed era essenziale vincere. Rieti? Un posto tranquillo dove cercare di migliorare. Ho legato molto con Gigli e Caparrós con i quali passiamo le ore a giocare alla Playstation, a Fifa ovviamente”.

COSTA D’AVORIO – Gondo ha origini ivoriane: “Vorrei aiutare il mio Paese, come già sta facendo mia madre in questi anni, inviando degli aiuti con delle donazioni”. E continua: “In Costa d’Avorio giocavo a calcio come tutti i bambini, ma solo per divertimento. Non avrei mai pensato di finire alla Fiorentina e poi che questo sarebbe diventato il mio lavoro, quello per cui vivo. Il calcio era solo un passatempo, uno sfogo per non pensare alla situazione in cui vivevamo. Uno sfogo con gli amici. Nessuno di loro però ha continuato: io grazie alla mia famiglia ho avuto la testa e la determinazione di allenarmi con professionalità, anche quando ero più piccolo. Avevo sette anni e mio padre decise di trasferirsi in Italia. Era in cerca di fortuna e quindi con mia madre e i miei fratelli lo abbiamo seguito. Arrivare in Italia è stata una fortuna per la mia famiglia, ma soprattutto per la mia carriera. Mia madre non voleva facessi il calciatore perché già mio fratello Rodrigo lo era. Ho provato con il basket, ma volevo solo dare calci al pallone. Ho iniziato nell’Aurora Treviso, poi feci un provino per la Fiorentina e mi presero. L’Italia è stata fondamentale perché qui ho imparato la tecnica. Questa formazione ti aiuta a crescere e ad essere migliore rispetto ad altri. Tra dieci anni non mi ci vedo nel mondo del calcio, è un mondo un po’ così…”.

Foto: Gianluca VANNICELLI / Agenzia PRIMO PIANO ©

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