una vita da amare comunità educante

GLI STUDENTI REATINI VOGLIONO PIÙ FORMAZIONE PER LA SICUREZZA STRADALE / VA AVANTI IL PROGETTO “UNA VITA DA AMARE”

Gli incidenti stradali sono un dramma sociale di crescente gravità che produce spesso infermità e morte. Ne sono soggetti i giovani e gli adulti in modo diretto e in modo indiretto. Mentre si vanno cercando alternative alla mobilità in auto si cerca anche di intervenire sui comportamenti sociali e sulla consapevolezza della gravità del problema.

A discutere intorno a questo tema si sono ritrovati i dirigenti di sette istituti di città, l’I.C. “Angelo Maria Ricci”, l’I.C. “Villa Reatina”, l’I.C. “Minervini Sisti”, il Liceo “M. T. Varrone”, l’IIS “L. di Savoia” e l’IPSSEOA “Costaggini”, Istituti Magistrale “Elena Principessa di Napoli”, gli assessori comunali Vincenzo Giuli e Annamaria Massimi, la Comandante della Polizia Municipale Marta Scioscia e il Capitano D’Ippolito, il referente dell’Associazione Vittime della Strada Domenico Cricchi, i presidenti dei tre centri anziani di Greccio, Villa Reatina e Poggio Bustone, Anna Rita Ficorilli, Graziano Ieie e Tommaso Desideri, Francesca Mellone della Croce Rossa Italiana di Rieti e Andrea David Reyes Garcia dell’Ari Onlus – Associazione Rieti Immigrant.

L’occasione è stato l’incontro organizzato nell’ambito di “Una vita d’Amare”, progetto promosso dal Comando della Polizia Municipale e dal Comune di Rieti di concerto con l’Associazione Famigliari Vittime della Strada – AFVS, l’Istituto di Ricerca sulla Formazione Intervento (IRIFI) e Impresa Insieme.

Quella che oggi sta coinvolgendo oltre 1000 ragazzi è la seconda fase, dedicata alla diffusione del progetto partito due anni fa e che, al tempo, aveva coinvolto una prima schiera di cinque scuole della città di Rieti, affrontando il tema della sicurezza stradale con originalità. Due le scelte di fondo innovative fatte dai partner: aver sottolineato la necessità di salvaguardare la vita, invece che intimorire parlando di morte (e il nome scelto per il progetto ne è la dimostrazione) e aver puntato sulla progettualità degli studenti nel realizzare strumenti di comunicazione nuovi che sollecitassero attenzione nei riguardi dei pericoli da cui  la vita deve difendersi.

Altra novità del progetto la metodologia: la formazione-intervento di cui è il promotore in Italia Renato Di Gregorio presidente dell’Istituto (IRIFI). La sensibilizzazione degli studenti non è avvenuta, infatti, solo attraverso lezioni sul codice della strada, ma anche attraverso processi di “progettazione partecipata” finalizzati a creare strumenti di comunicazione diversi sul tema della vita da proteggere, processi che hanno sviluppato una consapevolezza sui comportamenti adeguati a contenere o prevenire incidenti.

L’azione di sensibilizzazione è stata condotta introducendo un’ulteriore novità che ha riguardato l’approccio. Invece di rivolgersi agli studenti spiegando loro il pericolo si è chiesto loro di calarsi nel ruolo di “progettisti del miglioramento” affidandogli in primis il compito di indicare, rispondendo ad un questionario, quali fossero i comportamenti pericolosi da loro stessi assunti, ma anche quali altre cause fossero all’origine degli incidenti e quali azioni di formazione ritengono necessarie arrivare.

I risultati sono stati commentati in una riunione pubblica allargata a tutta quella che Di Gregorio chiama la “comunità educante”: scuole, istituzioni, associazioni, centri anziani, forze dell’ordine, ecc. Nel corso dell’incontro l’assessore Giuli ha evidenziato l’opportunità di continuare l’intervento ed estenderlo a tutta la comunità partendo dal presupposto che Rieti è riconosciuta dall’UNICEF “città dei bambini” mettendo a disposizione tutta la competenza e l’esperienza del Comando di Polizia Municipale. L’Assessore Massimi ha elogiato la scelta di una metodologia didattica innovativa e ha affermato che il successo dell’iniziativa è assicurato dalla preparazione e dalla sensibilità dei docenti delle scuole reatine.

Interessanti i risultati della ricerca: i giovani affermano infatti che l’uso di alcol e la distrazione dovuta al telefonino sono possibili cause di incidenti, ma vi sono pericoli anche per strade e a cartellonistica inadeguata in alcune parti della città. Loro gradirebbero che a scuola ci fosse una maggiore formazione  al riguardo, ma sentono anche il bisogno di avere maggiori informazioni per sapere a chi rivolgersi e cosa fare i caso di incidenti; sono disponibili a fornire segnalazioni di pericolo con i propri smart phone se fossero effettivamente considerati dalle istituzioni locali.

“Poter raccogliere le informazioni dal basso e in modo diffuso contando sulla disponibilità dei giovani è una prospettiva interessante. Una volta lo volevamo fare con la tecnologia stradale, ma oggi lo possiamo fare con il loro ausilio e con la tecnologia mobile”, ha affermato l’ing. Cricchi nel suo doppio ruolo di dirigente tecnico del Comune di Rieti e rappresentante dell’AFVS.

La prof.ssa Maria Mancini, esperta del settore Scuola di Impresa Insieme e docente all’Università di Roma La Sapienza, ha portato l’attenzione sui dati della ricerca che segnalano che una quota parte degli studenti non conta di partecipare, dimostra indifferenza per i problemi in discussione e contro dipendenza sociale. “Su questi giovani – ha detto la Mancini – bisogna fare attenzione coì da recuperarli alla comunità e al vivere civile, anche perché hanno una influenza negativa su tutti gli altri giovani.

A conclusione dell’incontro Di Gregorio ha proposto di predisporre un’azione sistemica per promuovere il tema della sicurezza stradale, del bullismo e della dispersione scolastica, cioè di tutti i problemi che sono evidenziati nella scuola, ma che hanno un’origine sociale connessa all’educazione e quindi di responsabilità dell’intera società educante. “Un’azione così corale – ha detto Di Gregorio – deve poter contare su una Governance di sistema. Va dunque sottoscritto un Protocollo di intesa tra le diverse scuole e tutti gli attori del territorio per sviluppare attività correnti e future su tutti i temi che si intendono affrontare: il bullismo, la dispersione scolastica, l’integrazione, l’alternanza scuola lavoro, così come anche la legge 107 sulla Buona scuola suggerisce”.

Man forte a questa ipotesi è stata data dai presidenti dei Centri Anziani, che hanno rivendicato il ruolo centrale dei nonni nell’educazione dei più giovani e si sono dichiarati disponibili allo sviluppo di futuri progetti e attività. Altro importante contributo è venuto dal rappresentante di Ari Onlus che ha sollecitato a mettere in campo azioni di educazione civica che coinvolgano anche gli immigrati che, troppo spesso, infrangono le regole solo perché non le conoscono.

Questa seconda fase del progetto “Una Vita da Amare”, si svilupperà ora all’interno elle scuole; già dalla prossima settimana cominceranno gli incontri presso gli istituti dove, accanto ai consulenti di Impresa Insieme e della Polizia Municipale, interverranno gli operatori della Croce Rossa Italiana di Rieti che mostreranno ai ragazzi alcune manovre di primo soccorso. Foto (archivio) RietiLife ©

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