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ADDIO AL SEMAFORO DI PASSO CORESE: SULLA SALARIA NASCERÀ UNA ROTATORIA

Niente più code lunghissime sulla Salaria all’altezza di Passo Corese. Addio al semaforo, nascerà una rotatoria. Nella seduta di oggi, il consiglio comunale di Fara in Sabina ha approvato all’unanimità alcuni importanti provvedimenti che riguardano tutta la Sabina, e non solo: la variante urbanistica relativa ai lavori occorrenti per l’eliminazione dell’incrocio semaforizzato al km 36 della Salaria allo svincolo di Passo Corese, e l’impegno assunto per contribuire alla gestione in forma associata dell’Ufficio del Giudice di Pace di Poggio Mirteto.

LA ROTATORIA «Lo svincolo di Passo Corese – dichiara Mauro Pinzari, assessore all’Urbanistica – rappresenta il collo di bottiglia che strozza la viabilità della Salaria in entrambe le direzioni. Ci siamo adoperati fin da subito per sbloccare questa situazione che da decenni affligge la mobilità locale; l’Anas ha deciso di fare una grande rotatoria che eliminerà il semaforo. Un provvedimento risolutivo atteso da molti anni che, oltre a migliorare la mobilità in un punto nevralgico, ci permette di concretizzare la zona artigianale in località Tornarino prevista dal piano regolatore tramite l’apertura del quarto braccio stradale. È evidente che di questa opera non beneficerà soltanto la nostra comunità ma a trarne vantaggio sarà tutta la Sabina. Per questo motivo non potevamo che esprimere il nostro parere favorevole al progetto che, anche se dovrà superare tutti i passaggi di rito previsti dalla legge, oggi ha avuto un decisivo passo in avanti. Se ci mettiamo insieme anche la prossima apertura della bretella tra la s.s.4/dir e la strada regionale 313, è chiaro che stiamo programmando la nuova viabilità di Fara in Sabina».

IL GIUDICE DI PACE «Il nostro territorio ha bisogno del giudice di pace – dichiara il sindaco Davide Basilicata – Riversare le pratiche su Rieti significa ingolfare il meccanismo a discapito di tutto il sistema. Per questo motivo, le amministrazioni comunali della Sabina, anche quella romana, si sono assunte questo onere per difendere il diritto alla giustizia di circa 70mila persone. Ci sentiamo un po’ abbandonati dallo Stato ma abbiamo deciso di rimboccarci le maniche ed affrontare tutti insieme questo sacrificio per il bene delle comunità che rappresentiamo. Il nostro contributo alle spese di gestione, che sarà di 9mila euro annui, sta a significare che quella per il giudice di pace non è una battaglia campanilistica del comune di Poggio Mirteto ma un coro di voci, un po’ indignate, che una volta tanto ci fanno “tota Sabina civitas”». Foto: RietiLife ©

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