PAOLUCCI E FORGINI, DUE RUGBISTI REATINI AVVERSARI IN SERIE A

(di Nazareno Orlandi, dal Messaggero di Rieti) Spalla contro spalla nel cuore della mischia, le orecchie che si sfiorano, le storie personali che si incrociano di nuovo. In serie A (secondo gradino del rugby italiano), non più in viale Fassini come quando avevano dieci anni. Ma l’amore per il rugby è lo stesso di allora, per Mattia Forgini e Stefano Paolucci, entrambi piloni, entrambi reatini e ventenni, cresciuti insieme nel vivaio amarantoceleste sotto le mani attente di Armando Pesler, Peppe Marone e Roberto Casciani. Ed emigrati altrove. Domenica si sono sfidati in serie A, in un inedito derby personale, nel match tra Capitolina e Gran Sasso. Perché è vero che le risorse locali dovrebbero aiutare la squadra della propria città – come ha sottolineato domenica il fondatore Paolo Vaccari al cinquantenario degli Arieti – ma se questi giocatori hanno i numeri per sfondare, è giusto che cerchino fortuna fuori. Ha vinto Paolucci, al primo anno con gli abruzzesi e all’esordio da titolare. Racconta così, scherzando: “Ho detto a Mattia di stare attento, già all’andata avevano perso…”. Racconta Forgini: “Ci siamo parlati e guardati pochissimo, c’era sana competizione tra noi”. Pilone sinistro contro pilone destro, confronto diretto per sessanta minuti, fino alla sostituzione di Paolucci. Un testa a testa nel vero senso della parola. “Sentivo molto questa partita, aveva un significato particolare – spiega Paolucci – Abbiamo vinto e ci siamo qualificati per il girone-promozione. Dopo l’esperienza di Mantova dello scorso anno, qui a L’Aquila mi sto giocando un’altra occasione importante in una squadra di ottimo livello”. Primo posto provvisorio nel girone in cui gioca anche un terzo reatino, il mediano Emanuele Menè. Forgini, invece, al sesto anno con la Capitolina è stato confermato come titolare inamovibile in prima linea. “Mi danno tanta fiducia – rivela – Aver giocato lo scorso anno nel massimo campionato, incontrando gente come Bergamasco e Griffen, mi ha fatto crescere tantissimo”. Tornare a Rieti? Un giorno, forse. Per ora è giusto così. Foto: RietiLife ©

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