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LA DESTRA GIOVANILE REATINA INCONTRA LA COMUNITÀ ISLAMICA

Domani, sabato 29 novembre, alla Sala dei Cordari alle 18, il movimento Rinnovazione Rieti organizza un incontro con la Comunità Islamica di Rieti sul tema dell’integrazione e del confronto di civiltà. L’iniziativa è volta a coronare una serie di attività messe in campo da Rinnovazione per la celebrazione del venticinquesimo anno dalla caduta del muro di Berlino. Come ogni anno il movimento si fa autore di una approfondita riflessione su temi di carattere sociale e culturale in onore dell’evento simbolo della riunificazione dei popoli europei attorno alla capitale tedesca avvenuto con la fine della Guerra Fredda. LE TEMATICHE Come preservare la propria identità di fronte ad una sempre più massiccia presenza di culture altre e ben coscienti di se come quella araba? Diritti e libertà devono essere proclamati universali in questa parte del mondo, ma possono essere banditi come relativi altrove? Queste le tematiche che saranno affrontate grazie alla partecipazione di Mario Polia, professore di Antropologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma specialista in antropologia religiosa e storia delle religioni, di Adam Lamkharbech esponente della comunità islamica di Rieti e di Daniele Sinibaldi presidente del movimento Rinnovazione Rieti. Modera Francesco RussoL’OBIETTIVO Così scrive, in una nota inviata alla stampa, il movimento Rinnovazione: “L’imponente ondata migratoria verso l’Europa che ha caratterizzato l’anno che volge al termine, insieme con la crescente attenzione nei confronti dello scontro interreligioso e del nascente Stato Islamico in medio oriente, ci pone davanti a questioni come le politiche di accoglienza e integrazione, il ruolo dell’Unione Europea come garante della civiltà Europea e il confronto tra culture e religioni. Dopo le iniziative di piazza contro l’immigrazione clandestina, il movimento apre dunque uno spazio di discussione, un momento di riflessione e approfondimento con una realtà ormai fortemente presente anche nel nostro territorio. La scia della nuova ondata di demonizzazione mediatica del mondo islamico provocato dalla neonata ISIS, e la sempre più massiccia presenza araba nel territorio europeo ci spingono a chiederci quali siano i canoni di una possibile coesistenza nel rispetto delle reciproche identità. In un epoca in cui lo smarrimento di tutti i riferimenti tradizionali della civiltà europea a fronte dell’unica cultura dominante, quella del mercato, il mondo islamico avanza con lenta ma decisa costanza e l’occidente sembra ormai privo di qualsiasi essenza spirituale. Certo grazie al successo popolare di Papa Francesco e delle sue sorprendenti capacità comunicative, il cattolicesimo sembra tornato a nuova vita, ma al di là dei “risultati politici” e del successo mediatico con il riavvicinamento di milioni di fedeli, permane un problema di fondo: la religione cristiana appare ormai svuotata di ogni contenuto metafisico o anche soltanto dogmatico, ridotta a tenue, innocua morale. Eppure proprio il Cristianesimo è stata la chiave metafisica dell’idea d’Europa negli ultimi duemila anni, un continente che non esisterebbe senza cristianesimo ma anche una cristianità che senza Europa non sarebbe quella che abbiamo conosciuto. Un bagaglio culturale e spirituale importante dunque che seppur sopito rimane a fondamento di quell’Europa dei popoli che tanto si differenzia dall’attuale unione economica di banchieri e mercanti. Ma quegli stessi popoli sono ancora in grado di difendere questi nostri principi e di credere alla loro universalità, oppure sono destinati ad infrangersi sugli scogli della realpolitik, e dell’ipocrisia politicamente corretta?”. Foto: Rinnovazione ©

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