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PRONTO SOCCORSO, LA ASL REPLICA: “ECCESSIVO PARLARE DI TEMPI BIBLICI PER UN CODICE VERDE”

Dopo la segnalazione di un lettore pubblicata da RietiLife (leggi) relativa ai tempi di attesa al pronto Soccorso dell’ospedale De Lellis, arriva la replica della Asl. 

 

«In merito alla segnalazione pubblicata dal quotidiano online Rietilife, dal titolo ‘Pronto soccorso vuoto, ma mia figlia ha aspettato più di 3 ore’,  la Direzione Generale Ausl Rieti precisa che il giorno 8 novembre scorso in Pronto Soccorso sono stati trattati 120 pazienti. Dalle 20,46 si sono registrati sei codici rossi. E più specificatamente,  due pazienti di quindici anni in coma etilico. Una paziente al sesto mese di gravidanza con  tachicardia sopraventricolare. Tre anziani con pluripatologie (BPCO riacutizzate, edema polmonare e diabete scompensato). Mentre tutti i codici rossi e gialli arrivati durante la giornata e non ancora ricoverati e/o dimessi,  erano all’interno del Pronto Soccorso. La paziente in questione è giunta in Pronto Soccorso alle ore 21,05 lamentando vomito, diarrea e febbre ed è stata codificata, correttamente,  come codice verde (urgenza differibile). C’è da precisare che tutti i parametri vitali erano nella norma, esclusa la temperatura a 38°C. Su richiesta del padre della paziente, uno dei medici di turno,  ha spiegato il motivo del ritardo della visita che, alla luce della segnalazione inviata alla stampa, è stato interpretato erroneamente come una banale scusa. La paziente si è allontanata autonomamente dal Pronto soccorso alle ore 00:15.“Ci dispiace per il disagio lamentato dal cittadino, ma ci pare francamente eccessivo parlare di “tempi biblici” per un caso codificato con il codice verde. E’ necessario che la popolazione ricordi sempre – spiegano il direttore generale Ausl Laura Figorilli e il responsabile della struttura Flavio Mancini – che l’accesso alle cure nei pronto soccorso avviene sulla base della gravità delle condizioni dei pazienti e non per l’ordine di arrivo nella struttura. Un paziente in condizioni gravi o in pericolo di vita – concludono Figorilli e Mancini– ha diritto di ricevere le cure prima di un paziente che invece ha il tempo per attendere”». Foto (archivio) RietiLife ©

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