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EDITORIALE DI FORMAT, “MA CHE FINE AVETE FATTO?”

 

Ecco l’editoriale dei mese di Novembre di Format, a firma di Maurizio Festuccia.

Che desolazione…!”, si diceva tempo fa parlando di piazza e di quale squallore offrisse un “centro” così bello ma così tanto vuoto e triste, senza persone, senza iniziative che richiamassero la tua attenzione o la tua curiosità, la tua voglia di uscire, da buon “paesanello”, ed affacciarti al culmine del tuo borgo…

Magari per lavoro, ma in piazza ci passo spesso, in qualunque ora del giorno, ed in effetti la statica accoglienza della fontana, dell’edicola, dei 2 bar e della facciata di Palazzo Comune e di quella del Palazzo Dosi non è che mi entusiasmi più di tanto; poi guardo meglio e m’imbatto sempre nelle stesse facce che, come i sampietrini, non si muovono di un millimetro dallo stesso posto ormai da anni: mi chiedo “gli portano lì da mangiare e da dormire oppure hanno cibo e coperte in abbondanza nelle tasche dei soliti pantaloni…?”. Gli stessi discorsi, le stesse ingiurie, le stesse risate e le stesse bestemmie di sempre, mentre le locandine delle prime pagine dei quotidiani sono l’unica cosa che dà l’idea del tempo che passa.

E tra “tanta” gente che affolla la piazza non vedo più quelle persone che un tempo erano di casa da quelle parti, quasi facessero parte integrante dell’arredo. Giorno e notte fare capannello di fronte all’arco principale del Comune, parlare del più e del meno, cercando sguardi complici e compiaciuti, stringendo mani un po’ a tutti e dare pacche sulle spalle agli amici di partito. Una volta Piazza brulicava di politici che poi, riflettendoci, erano tuoi concittadini anzi, cittadini come te, che ritrovavi ovunque: sugli spalti del palazzetto, sulle gradinate dello stadio, in platea al Flavio, a far compere nei negozi, tra le bancarelle della fiera, a bere un buon caffè, a fermarti per strada ed a parlarti, come fossi loro fratello, del “bene chiaro” della Giunta o del “male oscuro” dell’opposizione. Insomma una classe politica attiva, presente, dal primo all’ultimo assessore, dal primo all’ultimo consigliere, sempre lì ed ovunque, loro c’erano con i sorrisi chiari e larghi ed i vestiti scuri e lunghi. Ed oggi? Che fine hanno fatto? Dove diavolo mai saranno finiti? Non li incontri più da nessuna parte, ma nemmeno per sbaglio; come avessero chiesto cittadinanza altrove, emigrati, fuggiti via. Ma Rieti era (ed è) la loro città o no, o non più? mi domando…

Non capisco… mentre mi vengono in mente cento facce che fino a ieri, da sole, riempivano Piazza. Provate anche voi a pensarci, a farvene venire in mente qualcuna: vi accorgerete che è vero, che non si vedono più in giro. Eppure Rieti è sempre la stessa, quella che amavano tanto, quella che vivevano intensamente, quella per la quale avrebbero giurato e spergiurato di voler cambiare, migliorare, di far crescere. Non dico che qualcuno non sia riuscito nell’intento ma anche “quello”, quello bravo, quello che parlava bene, quello sempre tirato e impomatato, quello scaciato e buontempone, quello simpatico e solare, quello integerrimo e sistematicamente sempre incazzato, che fine ha fatto, ma che fine hanno fatto tutti…? Mah, forse anch’io frequentavo di più Piazza, forse mi sta sfuggendo qualcosa, forse vivo meno di una volta la mia Città, forse sono troppo distratto, forse sto invecchiando troppo velocemente, forse… forse… forse…

Forse dovrò attendere Giugno, alla processione, per vederne qualcuno in prima fila anche delle vecchie Giunte, così, giusto per ricordarmi la faccia e vedere se anche lui, come me, è invecchiato troppo velocemente. E se c’è ancora…! Foto: FORMAT ©

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