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LÀ DOV’È IL TUO TESORO – QUANT’È IMPORTANTE CHE LA CHIESA SI FERMI A RIFLETTERE SULLA FAMIGLIA

Nuovo appuntamento con la rubrica domenicale di Don Fabrizio Borrello. Vorrei dedicare i miei tre prossimi interventi, a scadenza settimanale, su Rietilife per accompagnare quello che credo sia un evento di grandissima importanza non solo per chi si ritrova a vivere l’esperienza di fede cristiana ma anche per tutto il mondo, credenti in altre confessioni religiose o non credenti. Dal 5 al 19 ottobre si celebra il Sinodo straordinario dei Vescovi sulla Famiglia che Papa Francesco ha voluto per rispondere alle “sfide pastorali” che oggi la Chiesa ha di fronte quando annuncia il Vangelo per le famiglie. È forse il caso di spendere una parola sul termine “sinodo” per comprendere di che tipo di realtà si sta parlando: esso proviene dal greco e nasce dalla composizione della preposizione syn, che vuol dire con o insieme, con il termine odos che vuol dire strada o cammino. Quindi “sinodo” vuol dire cammino fatto insieme e, nel caso della Chiesa, indica il cammino comune che i vescovi, rappresentanti di tutte le aree geografiche e di tutte le tradizioni che si ritrovano nell’esperienza cattolica, chiamati a riflettere su alcune tematiche di particolare importanza per la vita della comunità dei credenti. È quindi un momento di riflessione, di confronto e, qualche volta, di scontro ma anche di decisione perché ogni sinodo partorisce poi delle linee operative che il Papa raccoglie in un documento che viene consegnato a tutti i cattolici di tutto il mondo. Sono due le riflessioni che, anche se di natura formale, mi vengono da consegnare a questo spazio. Innanzitutto mi sembra molto coraggiosa la scelta del tema della famiglia. Tutti proveniamo da una famiglia, bella o brutta, buona o cattiva, perfetta o imperfetta, numerosa o composta da un solo genitore, adottiva o naturale. Tutti percepiamo le spinte positive e negative che coinvolgono l’istituto familiare in questo ultimo periodo: crisi economica, cambiamenti di modelli culturali, globalizzazione, progresso della medicina, cambiamento dei modelli educativi. Da molte parti si parla di crisi dell’istituzione familiare, di politiche attente alla famiglia, di quanto sia necessario prendersi cura di questa realtà. Purtroppo però nessuno si ferma a riflettere su questa realtà e nessuno si ferma a spendere tempo e risorse per sostenerla. A prescindere da quello che il sinodo partorirà a livello di posizioni e scelte pastorali, a me sembra positivo che la Chiesa Universale si sia fermata a riflettere su di essa. In secondo luogo a me sembra importante sottolineare che questa riflessione non parte solo da una parte del mondo e da una sola prospettiva culturale. Il fatto che il Sinodo dia la parola e si ponga in ascolto di istanze provenienti da tutto il mondo è senza dubbio una “lezione” di democraticità e di pluralismo applicato. La bimillenaria storia della Chiesa, nella quale il metodo “sinodale” ha dominato per moltissimi secoli, infatti ci insegna che la diversità non sempre è portatrice di errore, anzi spesso la diversità aiuta a raggiungere una visione più ampia della verità. Con i prossimi due appuntamenti entreremo nel merito della discussione in corso cercando di evidenziarne il risvolto sociale e culturale valido per ciascuno di noi. Don Fabrizio. Foto: RietiLife ©

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