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“L’EDITORIALE DI FORMAT”

“SIAMO IN BALLO, BALLIAMO !” di Maurizio Festuccia.

E’ nei momenti di difficoltà, di particolare crisi che esce fuori dall’essere umano il dovuto “mutuo soccorso”, la forza di reagire, la capacità di affrontare l’evento con la dovuta compartecipazione e caparbietà: l’ho sempre sostenuto. Stiamo vivendo un periodo assolutamente difficile dove il pericolo più grande, a mio avviso, è la depressione, già conclamato “male” del secolo, che colpisce chi non riesce a reagire alle vicissitudini più ostiche che la vita gli sbatte in faccia con cruda e a volte violenta realtà. La depressione e l’impotenza. Eppure è proprio in momenti come questi che la magia della reazione composta, dignitosa mista ad una buona dose di fantasia e spirito d’arrangiarsi dell’uomo, riesce a fronteggiare una calamità come quella imposta da un Governo tecnico che oggi cerca di mettere toppe a falle aperte decenni fa quando in origine sembravano piccoli, ininfluenti forellini. I tempi dell’Austerity sembrano prepotentemente ritornati, ma non tutti sanno di cosa parlo, non tutti hanno vissuto quei giorni di targhe alterne ed altre cento ristrettezze. Allora sembrava un gioco e come tale lo si prendeva imbracciando una bicicletta e lasciando l’auto in garage. Ma oggi è diverso, e lo spropositato, inarrestabile aumento della benzina produce una serie di disagi a catena che finiscono il proprio corso lievitando ogni costo. I trasporti costano quasi il doppio rispetto a qualche anno fa con il conseguente aumento di ogni cosa, di ogni prodotto, di qualunque bene. Viviamo in un clima di costante e continuo “coprifuoco virtuale” ed i continui attentati psicologici scanditi dai media non fanno altro che aggravare una situazione già altamente pericolosa di suo: tg e quotidiani non ci risparmiano ogni mattina titoli sull’aumento dello “spread”, il calo del “pil”, la discesa libera delle Borse, l’impennarsi della disoccupazione, la sistematica chiusura di fabbriche ed esercizi commerciali… Siamo in guerra, sì, in un tipo di guerra non certo convenzionale ma ugualmente cruenta che non smette di mietere vittime ogni giorno. Ma l’italiano resiste e resisterà, ne sono certo. E’ proprio in questi momenti che riusciamo a tirar fuori quello che ci differenzia e contraddistingue dagli altri in Europa, riscoprendoci capaci di esorcizzare anche l’estrema difficoltà, fosse l’ultima. Il giovane deve far leva sulla propria intelligenza e capacita reattiva nello scegliere il corso della propria vita, spesso inventandosela a scapito delle “solite” professioni lungimiranti ma a rischio, scrollarsi di dosso il “bamboccione” che aleggia pericolosamente in lui e rimboccandosi le maniche un po’ come facevano i nostri nonni ed i nostri padri in tempo di fame vera, di fame nera. E l’esorcizzare di tale e tanta difficoltà emerge spontanea e dirompente in ognuno di noi manifestandosi in ogni occasione. L’estate appena trascorsa ne è testimone. Non s’è persa occasione per distrarsi dai pensieri e ricaricare l’umore di genuino e salutare ottimismo, malgrado tutto. Ne sono esempio le organizzate, ma anche spesso spontanee, iniziative di piazza e di quartiere (plaudiamo la capacità reattiva dei commercianti di piazza S. Rufo). Mai registrato in città un movimento artistico e ricreativo come quello di queste serate d’agosto, ricche come non mai di eventi capaci di congregare gente ovunque, in ogni angolo del centro storico, e di associare l’evidente voglia di convivere e condividere serenamente ogni istante. Si è riscoperto d’incanto il piacere di… ritrovarsi in piazza, dove per “piazza” si è vissuta veramente la città come avremmo sempre immaginato, e voluto. L’unione fa la forza, anche per reagire a quest’impasse. Del resto l’impotenza di contrastare i disagi che stiamo vivendo deve ben sfociare in qualcosa e, prima che ritornino (speriamo mai) gli anni di piombo, godiamoci la reazione degli anni di fiori (e di note) nei nostri cannoni. A questa nuova religione a cui il governo vuole convertirci, aggiornando i numeri e dimenticando le persone, identificando il nostro paese nel suo Pil, oppongo queste parole di Ida Magli: “Non c’è nessuna nazione, nessuno Stato negli indici di Borsa. Non ci sono i popoli, il loro nome, la loro identità, la loro storia, il loro pensiero, il loro lavoro; non ci sono né nascite né morti, non ci sono né amori né pianti; non c’è quella ‘patria’ per la quale si è data la vita cantando; non ci sono né la poesia né la musica; non ci sono, infine, né religioni né speranze di eternità: nulla”. Foto: Format © 7 Settembre 2012

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