“ALLEGRO MA NON TROPPO” DI ALESSANDRA LANCIA

COME PASSA IL TEMPO… –

Troppo giovane per ricordare quando tra cronisti si andava “ai materassi” (per quelli chiedete a Ottorino Pasquetti e a Sergio Carrozzoni), abbastanza grandicella per ricordare gli allarmati corsivi con cui il Tempo annunciava lo sbarco degli “alieni” nella vicina redazione del Messaggero (i romagnoli Pedretti e Ricci Bitti), mi ritrovo senza più la cronaca di Rieti del Tempo e mi dispiace. La redazione, è vero, era stata chiusa da un pezzo, e ancora più eroico mi sembrava lo sforzo di alcuni colleghi e dell’impagabile Massimo Renzi di stare sul pezzo e su piazza. Con stile e contenuti che spesso non ho condiviso ma c’erano e spero che ci saranno ancora, magari sulle pagine del Corriere di Rieti. Ma il punto non è il passato, l’amarcord, i tanti aneddoti su una rivalità un tempo feroce e poi via via stemperata dai capovolgimenti dei fronti e delle vendite. Il punto è quello che succederà da adesso in avanti, con un giornale “di carta” in meno, la cronaca locale limitata a due redazioni soltanto (peraltro esposte al rischio di ridimensionamenti) mentre le testate on line si moltiplicano. I destini dei “giornali di carta” davvero non si decidono a Rieti ma come sempre a Roma e la linea non è certo quella di implementare quanto piuttosto di tagliare. Giusto o sbagliato che sia, sarà bene farsene una ragione. Quanto alle testate on line – da cui non a caso mi state leggendo – si registra invece il fenomeno inverso: si stanno letteralmente moltiplicando, e questo è un bene, perché quante più piste ci sono, tante più informazioni girano. Questo però non mette al riparo lettori e cittadini da rischi e limiti. Il limite è che spesso quella che si offre come informazione altro non è se non comunicazione istituzionale: insomma, non articoli ma comunicati stampa. Il rischio è che non si colga abbastanza l’abisso che c’è, o che dovrebbe esserci, tra le due cose. Un abisso che spetta ai cronisti ogni volta risalire, con scarpe comode e fiato lungo. Non sempre ci si riesce, per carità, ma vale la pena che qualcuno continui a provarci e, dalla platea sempre più vasta dei web-lettori, che sempre più persone reclamino questa fatica. In una parola, esigano quello sforzo di analisi e di contestualizzazione dei fatti che talvolta può risultare anche indigesto perché incompleto o di parte ma che è l’unico, l’unico, elemento che distingue la stampa dalla propaganda.  Poi, certo, c’è un altro piccolo dettaglio: quello del cronista non è solo una grande passione per non dire una vera e propria malattia. E’, o dovrebbe essere, un lavoro: valutato, riconosciuto e soprattutto pagato. E questo nel mondo dei giornali di carta succede sempre meno ed è ormai un lusso per pochi, mentre nei giornali on line ancora non succede abbastanza, per non dire mai. Come se ne esce? Non lo so’. Però è bene che voi che avete la pazienza di leggerci (gratis, almeno qui) ci facciate un pensierino. Allegro, sempre. Ma non troppo.  Foto:RietiLife © 18 Gennaio 2011

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